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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
by Gianfranco D’Anna
Quanto é mancata e, soprattutto ai nostri giorni, quanto manca ancora all’Italia la «prodigiosa giovinezza» di Piero Gobetti, come la definì Noberto Bobbio ?
A cento anni dalla morte del più romantico e profetico dei protagonisti del liberalismo italiano, un vulnus intellettuale e politico provocato dalla violenza fascista, la lezione di Gobetti é talmente attuale e concreta che rimbalza da tutte le pagine e soprattutto dal titolo “Un mondo nuovo tutti i giorni” del libro di Paolo Di Paolo che ne ripercorre l’esistenza luminosa con “una vita al presente”.
L’intera eredità culturale e l’impegno politico dello straordinario 24 enne che aveva fondato tre riviste, aperto una casa editrice e prima del delitto Matteotti aveva denunciato quanto sarebbe stata violenta e dirompente la minaccia fascista, emergono come tessere di un mosaico dal quale promana un liberalismo pragmatico e rivoluzionario, incentrato sulla constatazione che le libertà di oggi non sono più quelle di ieri e saranno superate dalle libertà di domani.

Un liberalismo che si ricollega agli ideali libertari e di giustizia sociale dei fratelli Rosselli, Gaetano Salvemini e di Antonio Gramsci e ad un’etica filosofica che rinvia più a John Locke ed Immanuel Kant che al pensiero di Hegel.
Impressionante l’attualità di Gobetti: l’occupazione progressiva o lo svuotamento da parte dei fascisti delle istituzioni del vecchio Stato liberale, la creazione di un circuito di quotidiani fiancheggiatori del regime, la trasformazione in megafono dell’Eiar, il sovvertimento parlamentare attraverso la legge elettorale, il controllo della magistratura…
Una grande lezione morale che non é affatto una parentesi chiusa nella storia, ma che invita a «restare politici nel tramonto della politica» e a non arrenderci mai al pessimismo e alla rassegnazione.




