Nomine in progress

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LA QUADRA DELLA CONSULTA

corte  costituzionale nomine

Nove diviso tre. Sembrerebbe questa la formula di base  per superare lo stallo protrattosi per oltre un anno e procedere all’elezione dei tre giudici Costituzionali mancanti. Nove  è il numero delle candidature  in campo riconducibili a tre aree politiche: Partito Democratico, Forza Italia, 5 Stelle.

  • Augusto Barbera
  • Stefano Ceccanti
  • Massimo Luciani
  • Guido Raimondi
  • Franco Modugno
  • Felice Besostri
  • Silvia Niccolai
  • Paolo Sisto
  • Giovanni Pitruzzella

Nove profili di Costituzionalisti, magistrati europei, professori emeriti e cassazionisti  in grado di raggiungere  il nuovo quorum di 571 voti, sceso cioè dai due terzi ai tre quinti, dei Componenti delle Camere convocate in seduta congiunta mercoledì 25 novembre per  il 27esimo scrutinio.

Una ennesima votazione a vuoto rischierebbe di aprire un vulnus costituzionale perché il mancato completamento dell’organico della Consulta potrebbe determinare l’inedita mancanza di numero legale del collegio chiamato a giudicare sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni,sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni.

 

UN TRENO CHIAMATO DESIDERIO

nomine in progress

Privatizzazione e azzeramento dei  vertici delle Ferrovie dello Stato: il conto alla rovescia scatterà  giovedì 26 novembre, giorno in cui si riunirà il consiglio d’amministrazione.

Improbabile che il board affronti il tema delle nomine delle controllate Trenitalia e Rfi (dopo l’uscita dei rispettivi presidenti, Marco Zanichelli e Dario Lo Bosco). Due le opzioni possibili: eventuali dimissioni del Presidente Marcello Messori e dell’Amministratore Delgato Michele Mario Elia, l’uno contro l’altro  sulla privatizzazione. In questo caso il Ministero del Tesoro potrebbe limitarsi a sostituirli mantenendo l’attuale CdA.

ferrovie dello stato nomine

Se invece nessuno dei due dirigenti intendesse farsi da parte, potrebbero essere gli altri consiglieri (almeno cinque su nove) a dimettersi per far decadere l’intero cda e consentire al Tesoro il ricambio che palazzo Chigi reputerebbe necessario per accelerare la privatizzazione. La conferma viene dallo stesso Ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, che in un’intervista alla Stampa  ha certificato che “ è questione di giorni”.

Delrio vorrebbe cedere solo una quota di Trenitalia, lasciando l’infrastruttura in mano pubblica. Come in tutti i paesi europei: servizi ferroviari gestiti da società a maggioranza pubblica e neutrali, al servizio dei cittadini e della concorrenza.

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