Avrei potuto pubblicare tanti post, alcuni scritti da me in passato, contro la violenza sulle donne.
Ma alla luce del numero crescente di donne uccise dopo aver trovato la forza di denunciare, perché quei carnefici erano ancora a piede libero, mi sento solo di avvisare queste donne di scappare.
Scappare e nascondersi fino a quando le Istituzioni metteranno sotto chiave queste bestie feroci, se riusciranno a farlo.
Scappare e nascondersi, perché a volte e solo così che si resta vive.
È evidente che tutto quello che suggeriscono sia insufficiente.
Una cultura che condanna alla solitudine.
Spesso devono difendersi anziché accusare.
Mi duole enormemente scrivere un post così rinunciatario della tempestività della giustizia, ma mentre si discute, si fanno slogan, tante donne rischiano la vita in ogni minuto della loro quotidianità.
Aggiungo, dovrebbe essere previsto un risarcimento alle vittime delle violenze, a carico dello Stato per averle lasciate in balia di questi uomini a causa di tutti i rinvii, delle decisioni a volte discutibili. Si paga il prezzo di una sommaria approssimazione di giustizia.
Il prezzo è altissimo, non più umanamente sostenibile.
Ma oggi, e da oggi in poi, per chi già non è in prima fila a lottare, potrebbe essere la giornata dell’impegno di ognuno di noi a vedere ed aiutare le donne in difficoltà, ed a riconoscere le difficoltà, perché oltre i momenti più eclatanti delle violenze, mille altri sono subdoli, come quelle forme di violenza che uccidono lentamente l’autostima, la dignità, e poi spengono il sorriso, e fanno incedere a viso basso, senza luce negli occhi, fino al buio.
Vittime del narcisismo dei maschi, sul quale proliferano trattati di sociologia e psicologia che proprio questi maschietti non leggono e che magari oggi posteranno pure frasi ad effetto speciale.
Spero di avere sempre uno sguardo attento, di non distrarmi, di non voltare le spalle, e di poter porgere una mano a chi avrà una mano sul proprio viso e non per una carezza.
L’amarissimo riflesso della quotidiana disperazione fra slogan, proclami e promesse che lasciano inalterata la tragica realtà della recrudescenza delle violenze contro le donne, della riflessione dell’Avvocato civilista Anna Messina evidenzia quanto sia purtroppo vana ed illusoria l’annuale celebrazione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una ricorrenza ormai drammaticamente solo simbolica ed autoreferenziale poiché la violenza di genere continua a rappresentare una delle violazioni dei diritti umani più diffuse e meno riconosciute a livello globale. Ancora più amara é soprattutto la costatazione di come il 25 novembre sia soltanto una delle circa 170 giornate internazionali promosse annualmente dalle Nazioni Unite per celebrare o peggio commemorare le tematiche mondiali più alte e significative, ma anche le più disparate. Dalla tutela dei diritti civili, alla giornata della memoria dell’Olocausto, dall’ 8 marzo Giornata della donna, alle giornate mondiali della Pace, della natura, dell’acqua, della salute, della Terra, della famiglia, della libertà di stampa, fino a quelle più opinabili come la giornata dei legumi (10 febbraio), del tonno (2 maggio), della Luna piena (26 maggio), del Solstizio (21 giugno), delle vedove (23 giugno), degli uccelli migratori (12 ottobre) e, dulcis in fundo, perfino la giornata mondiale dei servizi igienici ( 19 novembre). Giornate per tutto, ma senza un domani e che nella cruda realtà istituzionale dei singoli paesi si trasformano in giornate del niente e del nulla.
*Anna Messina, Avvocato civilista che definisce la sua notevole scrittura “una piccola nota creativa per colorare il grigio della professione”.