Violenza contro le donne: denunce ignorate stragi annunciate

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Donne: denunce ignorate stragi annunciate

Violenza contro le donne denunce ignorate stragi annunciate

Inascoltato o, peggio, dimenticato subito dopo l’ennesimo femminicidio, l’allarme per la continua l’escalation delle violenze contro le donne viene ora rilanciato sulle prime pagine di tutti i quotidiani. L’efferatezza dei tre ultimi casi, la strage di Cisterna, la 20enne siciliana assassinata a coltellate e scaraventata in un pozzo dal convinente e la 31enne uccisa nel napoletano con un colpo di pistola sparatole a bruciapelo dall’ex marito, hanno sconvolto l’opinione pubblica. Soprattutto perché le vittime avevano denunciato gli assassini.Violenza contro le donne denunce ignorate stragi annunciate

Le statistiche fanno venire i brividi: il 70 per cento delle vittime aveva già presentato, e spesso più volte, denunce  contro i propri futuri carnefici. Perché non sono servite? Cosa succede dopo una denuncia?

”Purtroppo spesso  non succede proprio niente. Troppe denunce restano nei cassetti ” afferma Fabio Roja, magistrato esperto nel contrasto alla violenza di genere e Presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano.

Violenza contro le donne denunce ignorate stragi annunciate Lella Palladino

Lella Palladino

“In Italia il sistema di protezione e di prevenzione ha ancora troppe lacune” denuncia Lella Palladino, Presidente di Donne in Rete contro la violenza.

“ ll numero delle vittime che si ribellano è in crescita – aggiunge Lella Palladino – ma ancora per paura o isolamento prevale nettamente il sommerso, le storie invisibili.“

Storie di violenza che poi diventano tragedie. Lo abbiamo scritto tante, troppe volte, ma non ci stancheremo mai di ripeterlo: la violenza contro le donne va fermata ad ogni costo! Con le leggi, i processi, le condanne, la cultura, la scuola, ma soprattutto con la tolleranza zero!

Violenza contro le donne denunce ignorate stragi annunciate Fabio Roja

Fabio Roja

“Quel che serve – afferma Fabio Roja – è un processo penale veloce e intelligente,  che non diventi esso stesso violenza per la donna. Un processo possibile soltanto se tutti gli operatori sono specializzati in materia: la polizia giudiziaria, il pubblico ministero, l’avvocato e infine il giudice. Solo così si evitano errori come l’approccio giudicante o gli stereotipi. Tutti gli operatori devono sapere che è possibile che una donna sopporti per anni violenze senza rivolgersi a nessuno ed è possibile che i certificati medici ospedalieri parlino solo di traumi accidentali. La denuncia è soltanto l’inizio della vicenda giudiziaria per le donne. Ma chi trova il coraggio e la forza di denunciare ha il diritto di essere  seguita da una rete competente: centri antiviolenza, servizio sanitario, servizio di assistenza, polizia giudiziaria, Pm, magistratura e avvocati.

La situazione nel Paese non è omogenea, anche per quanto riguarda la durata dei processi. A  Milano, dalla denuncia alla sentenza di primo grado, passa in media un anno e mezzo. Un tempo accettabile per l’Italia. Altrove è tutto molto più difficile. Nonostante tre delibere del Csm impongano a tutti gli uffici giudiziari, le procure e i giudici di creare delle corsie di priorità nella trattazione di questo problema, i tempi di intervento sono ancora troppo lunghi.”Violenza contro le donne denunce ignorate Violenza contro le donne denunce ignorate stragi annunciate

 

 

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