by Gianfranco D’Anna
Sembra una contraddizione, ma é proprio il revival ed il rinnovamento il doppio coefficiente che, sulla base dei risultati per l’elezione dei 20 componenti togati, caratterizzerà maggiormente la nuova consiliatura del Csm.

Parallelamente al revival della rielezione di Cosimo Ferri, già consigliere dell’allora palazzo dei Marescialli, ex leader di Magistratura Indipendente e dell’Anm, nonché sottosegretario alla giustizia nei governi Letta, Renzi e Gentiloni, arriva al ribattezzato palazzo Bachelet tutta una nuova generazione di magistrati di “frontiera” con un’esperienza operativa più che associativa. Toghe di lotta e di autogoverno della magistratura, pronte a affrontare il cruciale momento di confronto (eufemismo…) con la politica. 
L’analisi del voto evidenzia l’implosione di Magistratura Indipendente, penalizzata oltre che dall’effetto Ferri, dalle divisioni interne che hanno innescato la concorrenza delle candidature indipendenti. Candidature sospinte da ex vertici di Mi, che hanno in particolare favorito l’exploit del gruppo dell’ “Osservatorio dell’autogoverno diffuso” collegato a Magistratura Democratica e all’esperienza del Consigliere indipendente uscente Roberto Fontana. Una “crisi al galoppi” ironizzano con amarezza gli ambienti di Magistratura Indipendente.
Su tutte le componenti spicca la dirompente affermazione di Area Dg, che assieme alle performance di Unicost e dell’Osservatorio sposta decisamente il baricentro del Csm sul versante del centrosinistra.
Un baricentro che acuisce l’insofferenza del centrodestra, come evidenzia la dichiarazione del capogruppo alla Camera di Forza Italia, Enrico Costa: “Un’estremizzazione della magistratura che non stupisce: non c’era bisogno delle elezioni del Csm per accorgersene”.

Un piano inclinato che difficilmente potrà essere bilanciato dalla maggioranza di Governo con l’elezione dei 10 componenti laici. Un’elezione parlamentare che si annuncia lunga e laboriosa, a cominciare dalla la scelta e dalla successiva elezione da parte del plenum del vice Presidente designato, che rappresenterà il primo banco di prova dei nuovi numeri del Csm. “I numeri perfetti sono molto rari, proprio come gli uomini perfetti”, diceva Cartesio.
In attesa dell’odierna conferma della Cassazione, secondo le elaborazioni dei dati degli scrutini, i risultati ufficiosi della composizione della nuova consiliatura del Csm delineano comunque il quadro d’insieme dei componenti togati, con 7 consiglieri di AreaDg, 4 dell’Osservatorio per un autogoverno diffuso – Md, 4 di Unicost, 4 di Magistratura Indipendente, più Cosimo Ferri, il quale a leggere titoli e articoli dei quotidiani rischia di diventare il parafulmine del neo eletto Consiglio superiore della Magistratura.
Questi, a meno di colpi di scena, nomi e volti in ordine di preferenze dei nuovi consiglieri togati:
Giovanni Nardecchia ( Autogoverno diffuso-Md)
Egle Pilla (Area)
Eugenio Albamonte (Area)
Gianluca Di Leo (Area)
Stefano Buccini (Mi)
Giuliano Caputo (Unicost)
Roberta Amadeo ( Autogoverno diffuso-Md )
Pier Paolo Lanni (Autogoverno diffuso-Md)
Roberto Arata (Area)
Chiara Gallo (Area)
Valeria Ciampelli (Unicost)
Pietro Indinnimeo (Unicost)
Maria Ilaria Romano (MI)
Ilaria Casu (Area)
Daniela Monaco Crea (Unicost)
Maria Tiziana Balduini (MI)
Ernesta Occhiuto (MI)
Glauco Zaccardi (Md)
Maria Cristina Ornano (Area)
Cosimo Ferri.
Il fronte dei commenti é caratterizzato dagli auspici e dall’analisi del voto.
Il Presidente del Tribunale di Palermo, Giorgio Morosini, evidenzia “l’importanza della elezione di molte donne e di una futura composizione togata del Csm complessivamente più giovane rispetto alle esperienze passate.”

Il nuovo Csm – aggiunge Morosini – “eserciterà un compito molto delicato, dovendo contribuire con le sue decisioni alla credibilità dell’intero sistema giudiziario italiano. Tra i suoi compiti vi sarà anche quello di difesa della autonomia della giurisdizione messa in discussione da campagne denigratorie nei confronti di giudici o pubblici ministeri ormai quotidiane”.

I leader dei candidati per caso, come sono state definite le toghe indipendenti sorteggiate, non nascondono l’entità della sconfitta. Per Edoardo D’Ambrosio, portavoce e coordinatore del Comitato Altra Proposta: “I candidati indipendenti non hanno trovato consenso nel clima di restaurazione post referendario di difesa della politicità del Csm da quelli che sono stati percepiti quali attacchi politici all’indipendenza della magistratura. Sono state votate le correnti di sinistra e di centro (15 seggi su 20) come baluardo a tali attacchi. In più le logiche clientelari hanno avuto il loro peso: quello che fu il seggio di Mirenda é diventato di Ferri. La stragrande maggioranza dei magistrati vuole un Csm politico che faccia da scudo agli attacchi politici e offra protezione alla propria carriera. Noi del Comitato Altra Proposta continuiamo a credere in un Csm imparziale e di garanzia dell’indipendenza esterna ed interna della magistratura.”


