Cuore & Batticuore
Rubrica settimanale di posta storie di vita e vicende vissute
by Dino Petralia
Lo scirocco, il taglio del sole d’estate, le cicale la sera.
In ogni fuori tutto é ovunque, dentro invece ha un solo posto.
Quello indistinto dove il vento del sud ha per la prima volta guidato il mistero delle nostre passioni, dove il taglio del sole estivo ha scortato i desideri più intensi e le cicale hanno fatto da colonna sonora ai pensieri serali più ardenti e soavi.
Anche la pioggia e persino il temporale, sempre uguali, hanno umore e rumore tutto nostro, esclusivo; che ad ogni ritorno ci avvisano con un languido ma potente segnale di felicità.
E già! Perché la felicità si misura anche ad odori, sapori e rumori; e per gustarla basta chiudere gli occhi e allertare i sensi.
Come la sequenza del tempo e dei suoni del giorno e della notte d’estate, anche la cadenza dei nostri umori estivi ha infatti un suo ventaglio emotivo, che per bizzarra corrispondenza vibra all’unisono con la prima, quasi a soddisfare un’improbabile miracolosa armonia del mondo.
Più dell’alba e del tramonto, col prodigio universale delle luce che viene e che va, il sibilo dello scirocco o il frinìo delle cicale o ancora le silenziose radiazioni del sole di un pomeriggio d’estate, combinate col rumore fermo del mare e del suo cielo sono spie soggettive, tutte uniche e nostre, invisibili ma percepibilissime al nostro sentire interno, di qualcosa di ancora più caro e prezioso, che non ha né luogo né tempo, né suono né colore, ma che vive racchiuso in quell’intimo tabernacolo, profondo di memoria gioiosa, dove si forgiano e si recitano le nostre preghiere più segrete.

C’è chi l’estate la odia, come cantano puntualmente ad agosto gli emuli di Bruno Martino, chi la ama e chi, folgorato dal caldo insopportabile di quest’anno, si abbandona ai ricordi. Sudori e bollori che trasformano anche la memoria di un lontano scirocco in una brezza leggera, carica di nostalgia. Pur al calor bianco le estati volano sempre, mentre, come da tradizione letteraria ed esprit poetico, gli inverni indugiano lenti. “Tornerà un altro inverno. Cadranno mille petali di rose. La neve coprirà tutte le cose. E nel cuore un pò di pace tornerà” prosegue infatti l’ormai storica colonna sonora di tutti i Ferragosto, per sciogliersi nel malinconico refrain finale: “odio l’estate !”. Nella realtà, anche nella più bollente delle estati si può ritrovare il filo conduttore che sembrava perduto che conduce ai tabernacoli delle preghiere più segrete. Al massino ci si può confondere. Perché inconsciamente la confusione riassume sovente il senso di un ordine delle cose che non si comprende più.

