Pur considerata unanimemente strameritata, la proroga fino ai 70 anni di servizio concessa a gennaio dal Ministero dell’Interno al Prefetto di Napoli Michele Di Bari, sta suscitando alterne valutazioni.

Dal Simpref, il più rappresentativo sindacato della carriera prefettizia, ai vertici dell’intelligence, delle forze armate e delle forze dell’ordine, assieme al plauso per il riconoscimento dei meriti sul campo e dell’esperienza maturata, la concessione della proroga fino ai 70 anni viene in parte vista, infatti, come una possibile alterazione dell’alternanza delle scadenze delle nomine. Una sorta di tappo alla carriera, che blocca e vanifica anagraficamente il progressivo avanzamento verso posizioni superiori.
La permanenza in servizio fino al 70° anno é prevista dall’art. 1 della legge di bilancio 2025, che oltre ad elevare da 65 a 67 anni l’età della pensione, ha introdotto la possibilità per la pubblica amministrazione di concordare col dipendente il trattenimento in servizio fino a non oltre il settantesimo anno di età.
Misura che si configura come un’opportunità con precisi limiti e requisiti, limitata al 10% della quota di assunzioni disponibili, e riservata esclusivamente a quei dipendenti che abbiano conseguito valutazioni di performance eccellenti. Come nel caso del Prefetto di Napoli Michele Di Bari, nominato a fine 2023 al vertice di Palazzo della Foresteria, a Piazza del Plebiscito, e che ha compiuto 67 anni il 2 gennaio.






