by Gianfranco D’Anna
Un boato di felicità e liberazione ha accolto all’alba la notizia della scarcerazione di Alberto Trentini in America Latina ed in Italia. A Venezia le campane hanno risuonato a festa in tutte le chiese svegliando la città.
Grandissime la commozione, la felicità e le lacrime di gioia dei genitori Armanda Colussi ed Enzo Trentini che dopo 423 giorni di angoscia hanno potuto parlare col figlio, che ha telefonato dall’Ambasciata d’Italia a Caracas. L’aereo che lo riporterà a casa é già decollato da Ciampino.

E’ una liberazione che scaccia il terrore dell’attesa delle ultime ore per la sorte del 46enne operatore umanitario, detenuto senza accuse formali, senza sapere perché é stato arrestato, nel carcere di El Rodeo Uno, a Guatire, a circa un’ora da Caracas. Un’angoscia accentuata dalla sinistra fama del carcere, noto per essere una delle prigioni simbolo delle violazioni dei diritti umani in Venezuela, spesso descritta come un “centro di tortura” dalle organizzazioni per i diritti umani e dai familiari dei reclusi.
Collaboratore dell’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. La conferma ufficiale della sua detenzione era stata fornita all’Ambasciata d’Italia solo dopo due mesi.
Prima di Alberto Trentini erano stati liberati Biagio Pilieri e l’imprenditore Luigi Gasperin.

Doppio passaporto, 60 anni, giornalista ed ex parlamentare del Venezuela, Pilieri era stato arrestato nell’agosto del 2024 come oppositore del regime di Maduro ed era detenuto nel carcere Helicoide. Gasperin, 77 anni, era stato arrestato il 7 agosto 2025 a Maturin, nello stato di Monagas e detenuto in un penitenziario della zona di Prados del Este, nei pressi di Caracas.

Dopo di loro é stato scarcerato Mario Burlò, imprenditore piemontese detenuto dal novembre 2024 con generiche accuse di terrorismo dopo essere entrato via terra dalla Colombia.
Burlò che che in carcere ha conosciuto Alberto Trentini ha raccontato numerosi particolari della detenzione di entrambi. “ Nel penitenziario Rodeo – ha affermato -“si stava sempre nella cella, tranne un’ora al giorno per andare al corridoio esterno dove si vede il cielo. Per portarti lì le guardie ci ammanettavano e mettevano un cappuccio sulla testa. Quando è arrivato, Alberto era sconvolto. Io e lui avevamo attacchi di ansia, per cui il servizio infermeria ci dava delle pillole antidepressive. Ma Mario era più controllato e riusciva a rimanere calmo”. Burlò, che è dimagrito 30 chili, descrive le celle come “un freezer d’inverni e un forno d’estate. Le zanzare ci divoravano. Ogni cella misura quattro metri per due, che diventano uno perché su un lato c’è la branda a castello. Ci sono sei passi dalla porta al fondo. Mentre “il bagno é un buco per terra, sporco di feci e infestato di scarafaggi”

La Farnesina, sta facendo pressioni per la liberazione di tutti gli altri italiani detenuti in Venezuela.
La liberazione dei detenuti politici stranieri segna una parziale evoluzione nel tentativo di normalizzazione della neo Presidente ad interim Delcy Rodriguez .





