HomeRisvoltiTrump terzo incomodo fra Rubio e il Papa della pace disarmante

Trump terzo incomodo fra Rubio e il Papa della pace disarmante

Fra le tante forme di manifestazione indiretta della Provvidenza, in Vaticano sono in molti ad annoverare anche le invettive di Donald Trump contro Papa Leone XIV.

Allo stesso tempo ridicole e inqualificabili, le smargiassate del tycoon contro il primo Pontefice americano hanno infatti paradossalmente ha amplificato in maniera esponenziale in tutto il mondo il ruolo di apostolo della pace del Papa ed investito di unanime credibilità e prestigio internazionale la portata di un pontificato appena iniziato sulla scia della latente, profonda, divaricazione all’interno della Chiesa fra tradizionalisti e progressisti lasciata gesuiticamente irrisolta da Papa Francesco.

Trump terzo incomodo fra Rubio e il Papa della pace disarmante
Donald Trump e Leone XIV

Oltre che un boomerang per Trump, i suoi plateali e rozzi j’accuse contro Robert Francis Prevost, fondati sul nulla, hanno trasformato d’emblée il Papa in un acclamato paladino della pace universale e fatto perdere al Presidente americano i consensi del cospicuo numero degli elettori cattolici.

Assieme alla metafora della Provvidenza che attraverso Trump ha rilanciato l’incidenza della Chiesa nella società contemporanea, in Vaticano aleggia anche un confronto storico con quanti considerano il 47° inquilino della Casa Bianca una sorta di moderno, meno truce, ma non meno pericoloso Attila, il Re degli Unni , coraggiosamente affrontato e convinto a ritirarsi con la sola parola del Vangelo, nella notte dei tempi del 452, da San Leone Magno predecessore più volte evocato di Papa XIV.

Trump terzo incomodo fra Rubio e il Papa della pace disarmante
Donald Trump e Papa Leone

Corsi e ricorsi, che dalle capitali europee rimbalzano a Roma alla vigilia della visita in Vaticano del Segretario di Stato americano Marco Rubio, un fervente cattolico cinicamente spiazzato dalle ultime incolte bordate di Trump contro il connazionale Pontefice.

Nonostante la delicata fase dei rapporti diplomatici fra Washington e la Santa Sede, la pragmaticità agostiniana, oltre che la sensibilità culturale nord-americana di Leone XIV e la profonda fede di Rubio, prima ancora delle sottigliezze diplomatiche del Segretario di Stato, troveranno il modo di proiettare al futuro, nell’ambito della ricerca della pace fra i popoli, i rapporti bilaterali fra Vaticano e Stati Uniti.

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Papa Leone e Marco Rubio

L’autorità spirituale e morale del Papa, un’autorità sovrastante amplificata dallo stesso Trump, incanalerà il confronto su un piano etico e religioso, col Pontefice già predisposto sottolineare la centralità del dialogo nell’ambito della continuità millenaria del magistero della Chiesa: l’annuncio del Vangelo e della pace. Gli spiragli della possibile fine del conflitto fra Stati Uniti e Iran, con l’aggiornamento dello stato delle trattative che Rubio fornirà al Papa, contribuiranno non poco a diradare la tensione unilateralmente creata da Trump, che non è escluso – lasciano capire in Vaticano – si possa a modo suo scusare con una delle ormai ricorrenti giravolte, magari chiedendo a Leone XIV una qualche compartecipazione di garanzia alla fase negoziale con Teheran.

In ogni caso l’obiettivo della missione di Rubio a Roma é quello di mantenere costante il rapporto tra Washington e il Vaticano.

A parte la personale volontà e la buona fede del segretario di Stato americano, se non di dovesse risolvere il conflitto con l’Iran potrebbe riemergere un precedente storico che aiuta a decrittare la genesi delle tensioni attuali: la divergenza tra Giovanni Paolo II e l’America di George W. Bush alla vigilia della guerra in Iraq del 2002-2003. Quando gli Stati Uniti si preparavano all’intervento militare contro Saddam Hussein ed il Vaticano fu tra le poche voci globali a opporsi con Wojtyla che parlò apertamente di guerra “ingiusta”, mettendo in guardia contro le conseguenze umanitarie e il rischio di destabilizzazione dell’intera regione.

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Papa Giovanni Paolo II

Non una posizione sfumata, ma un’opposizione netta fondata sui principi morali prima ancora che politici, con la Santa Sede che promosse una vera e propria offensiva diplomatica inviando Cardinali e Nunzi apostolici a Washington e a Baghdad, e con lo stesso Giovanni Paolo II che ricevette emissari internazionali per scongiurare il conflitto.

Tutto inutile, l’amministrazione Bush andò avanti e si determinò  una frattura evidente, che non assunse mai tuttavia lo sgradevole aspetto dello scontro personale diretto contro il Papa.

Come allora, Washington rivendica la legittimità delle proprie scelte strategiche mentre, a dimostrazione delle proprie profonde convinzioni religiose, la linea della Chiesa resta straordinariamente coerente nel tempo.

Dalla profezia della guerra destabilizzatrice di Giovanni Paolo II alla pace disarmata e disarmante di Papa Leone XIV, il Vaticano é allineato su una posizione sempre evangelicamente identica: la guerra non é mai una soluzione e la pace non può essere considerata una debolezza.Trump terzo incomodo fra Rubio e il Papa della pace disarmante

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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