Pur con tutta l’umana pietà e considerazione di cause ed effetti, il peggiore caos di tutti i caos che da sempre investono la Rai, rende impossibile discernere e valutare a che livello é giunta la crisi strutturale che rischia di incanalare la mitica Radio Televisione Italiana lungo l’irreversibile destino che ha determinato la fine dell’Alitalia.
L’irrealizzabilità sotto il profilo dell’imparzialità di una diagnosi e di una valutazione onnicomprensive sta facendo prospettare l’ipotesi di far analizzare asetticamente la situazione della Rai all’intelligenza artificiale.
Non tutta l’intelligenza artificiale vien per nuocere. Per le ricerche d’archivio ed i confronti con l’attualità, per esempio, l’introduzione dell’intelligenza artificiale é simile al passaggio dai computer mainframe – grandi macchine gestite da super esperti – al personal computer, che chiunque può utilizzare. In pratica si é passati dalla consultazione manuale e visiva di migliaia di file, e dai relativi rischi di ignorare o tralasciare qualche dato essenziale, alla sintesi immediata di biografie, carriere, precedenti, bilanci statistici e professionali di quanto pubblicato sull’argomento oggetto della ricerca.
Corroborate da ulteriori, imprescindibili controlli, gli esiti delle documentazioni condotte con l’intelligenza artificiale offrono un quadro complessivo della pubblicistica e della documentazione esistente che può essere ulteriormente vagliata e confrontata con altre analisi specifiche. Se non altro le ricerche effettuate con l’Intelligenza artificiale rappresentano un primo termine di paragone.
Uno screening per focalizzare il contesto. Una rappresentatività enciclopedica e dettagliata utile, per valutare lo stato di salute della Rai e in che modo venga gestito l’essenziale patrimonio storico e culturale che rappresenta per il Paese, può essere fornita dalle domande dirette sui dirigenti e i direttori di rete e di Tg che si possono rivolgere ai Chatbot, ai principali siti di Intelligenza artificiale.
Domande su tutti e su tutto, anche sulla delicata e in ogni caso dirompente inchiesta giudiziaria appena avviata sull’attentato, effettivo o ipoteticamente inscenato, compiuto 16 ottobre 2025 davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, il conduttore deus ex machina di Report.

Provate a chiedere, per esempio, a ChatGPT una valutazione sui migliori e i peggiori programmi, e sui migliori o peggiori dirigenti ai vertici dell’azienda, sui Direttori dei Tg e conduttori della Rai: da Giampaolo Rossi a Roberto Sergio, da Angelino Mellone ad Antony Ciro Preziosi, dai i beati Paoli Petrecca e Corsini, alla doverosa aspettativa riservata al già Direttore e Ministro Genny Sangiuliano, dal dacci oggi il nostro Bruno Vespa quotidiano ad Antonino Monteleone, dai pacchi di Stefano De Martino a quelli ipotetici di Ranucci. A ciascuno i meriti ed i propri già conclamati o emergenti disonori.
Ne esce l’affresco di un’azienda double face: la Rai non é affatto un’azienda in crisi irreversibile, ma presenta forti punti di forza e gravi problemi strutturali, irrisolti da molti anni.
Le principali criticità riguardano: l’asfissiante influenza della politica sulle nomine dei vertici; la difficoltà di realizzare concrete riforme organizzative; una struttura molto complessa, con circa 12.000 dipendenti, numerose sedi e molte direzioni; massiccio ricorso ad appalti esterni; proliferazione di consulenze professionali, legali, editoriali, artistiche; sprechi determinati dalle eventuali carenze di controlli sui costi, programmi chiusi dopo poche puntate, scenografie costose, produzioni mai andate in onda, duplicazioni di strutture, sedi regionali sottoutilizzate.

Tutti motivi che determinano per la Rai un giudizio prevalente che non é quello di un’azienda “fallimentare”, ma di un grande servizio pubblico che nonostante le enormi zavorre strutturali e politiche continua a produrre contenuti di alto livello e a mantenere una leadership negli ascolti, pur convivendo con inefficienze e problemi di governance che si trascinano da molti anni.
Problematiche che se non vengono urgentemente risolte, con l’applicazione da parte del Governo dell’European Media Freedom Act, la nuova legge comunitaria sulla libertà dei media, il reset della Commissione parlamentare di Vigilanza e la sterilizzazione del controllo della politica sull’azienda, rischiano di instradare irreversibilmente la gloriosa Rai lungo l’identica disastrosa rotta dell’Alitalia



