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Nuovo Csm ultima chiamata per la magistratura

by Luigi Patronaggio*

Il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia si è concluso, fortunatamente, con la creazione di un nuovo fronte politico a difesa della Costituzione, con una netta prevalenza del NO.

La paventata riforma non entrerà quindi in vigore: niente separazione costituzionale delle carriere, niente doppio Csm, niente nuova Alta Corte disciplinare. Pericolo scampato.Nuovo Csm ultima chiamata per la magistratura

Il voto referendario, tuttavia, non può essere interpretato come un’assoluzione dell’attuale sistema correntizio e talvolta clientelare.

Gli elettori hanno respinto quella riforma, palesemente punitiva per la magistratura, ma non hanno abdicato a un diffuso sentimento di riforma e cambiamento.

Il Consiglio superiore della magistratura, fortemente e saldamente agganciato alla sua attuale cornice costituzionale e sottoposto all’alta, attenta e sensibile vigilanza del Capo dello Stato, è chiamato a una sfida esistenziale: deve dimostrare che può funzionare in modo più corretto e rispettoso della legalità, non solo formale e apparente; deve produrre nomine più trasparenti, criteri di scelta e orientamenti più chiari, e deve dimostrare nei fatti che la logica delle appartenenze è stata definitivamente abiurata.

Il tema delle appartenenze non può, a questo punto, essere più eluso e impone una riflessione critica sulle correnti della magistratura.

La riforma Cartabia, non a caso, ha provato a ridurne il peso nelle elezioni del Csm, ma non ha potuto ovviamente incidere sugli aspetti più patologici della vita correntizia. Era difficile, infatti, pensarlo e ancor più difficile attuarlo.

Le correnti non sono soltanto cordate di potere, ma sono anche, e non secondariamente, luoghi di confronto culturale, di crescita democratica e associativa.Nuovo Csm ultima chiamata per la magistratura

Il problema nasce quando diventano strumenti per orientare carriere e nomine, o peggio quando hanno la pretesa, non confessata, di assurgere a soggetti collettivi con aspirazioni politiche.

Oggi i gruppi tradizionali restano forti, perché hanno organizzazione, radicamento negli uffici e capacità di costruire consenso; tuttavia, all’interno della magistratura, specie fra i più giovani, é forte l’esigenza di potere fare riferimento a soggetti associativi collettivi svincolati dalle tradizionali logiche di potere e di appartenenza.

Gli ultimi nuovi soggetti associativi, purtroppo, non hanno dato buona prova di sé, se non in una sbandierata, e spesso solo formale, attività oppositiva e vagamente antisistema, mentre nella pratica consiliare si sono spesso segnalati per contiguità con ben precise componenti laiche.

Quanto alla componente laica del Csm, nell’originario disegno costituzionale la sua presenza doveva evitare che l’autogoverno della magistratura diventasse un affare corporativo interno alla magistratura stessa. L’elezione politica non deve, infatti, trasformare i componenti laici in rappresentanti dei partiti.

Una cosa è avere una storia politica, culturale, una diversa e altra sensibilità giuridica; altra cosa è ricevere ordini di partito.Nuovo Csm ultima chiamata per la magistratura

Nel Csm i laici devono giudicare secondo competenza, indipendenza e interesse dell’istituzione, soprattutto quando si decidono nomine, incarichi direttivi, pratiche disciplinari o pareri sulle riforme.

Troppo spesso, in questi anni, abbiamo assistito a veri e propri diktat dei membri laici contro colleghi magistrati, ritenuti, con troppa superficiale approssimazione, appartenere a un diverso fronte politico da combattere.

Senza dire, poi, dei potenziali conflitti di interesse registrati nelle nomine di consiglieri laici: alcuni di essi erano già stati difensori o consulenti di uomini di partito e finanche di governo.

Se i togati devono liberarsi dal peso delle appartenenze correntizie, a maggior ragione i laici devono liberarsi dal peso delle appartenenze partitiche.

La credibilità del Csm dipende anche da questo: ogni voto importante deve apparire motivato, comprensibile e non frutto di accordi esterni o sottobanco.Nuovo Csm ultima chiamata per la magistratura

Il vero banco di prova, tanto per la componente togata quanto per quella laica, resta quindi quello delle nomine, delle valutazioni di professionalità e della giustizia disciplinare.

È lì che si vede se contano davvero merito, capacità organizzativa e indipendenza di giudizio, oppure se prevalgono ancora logiche di appartenenza e di scambio.

Dopo il NO al referendum, il Csm non può limitarsi a dire che la Costituzione é rimasta com’è: deve dimostrare, con i fatti, che l’attuale modello può funzionare meglio, in modo più efficace, incisivo e tendenzialmente risolutivo.

Arrivano, purtroppo, in questi ultimi giorni di campagna elettorale per la nomina del nuovo Csm, segnali allarmanti, come quello del ritorno in campo del dott. Cosimo Ferri, già componente del Csm, parlamentare, uomo di governo e, soprattutto, protagonista della nota notte all’Hotel Champagne di Roma, dove si sarebbe discusso di come eleggere il Procuratore della Repubblica di Roma, in modo interessato e “gradito ai più”, e altre connesse apicali nomine.

Fermo restando che in uno Stato liberale e democratico tutto ciò che non é espressamente vietato éè lecito, la domanda angosciosa é se appaia opportuno, costruttivo e, mi permetterei di dire, eticamente elegante, annoverare fra i candidati per un nuovo e differente Csm un personaggio così “pesante” e, per certi versi, imbarazzante come Cosimo Ferri.

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Cosimo Ferri

La domanda che resta aperta è semplice: il Csm saprà essere davvero un organo di garanzia, o continuerà a essere percepito come il luogo in cui si compongono equilibri tra correnti e partiti?

La risposta non verrà dalle dichiarazioni di principio, ma dalle scelte concrete. Se saranno trasparenti, comprensibili e fondate sul merito, l’autogoverno potrà recuperare credibilità. Altrimenti il NO al referendum resterà solo una pausa, non una soluzione.

A conclusione di questa breve riflessione resta un tema ancora di maggiore respiro, che mi permetto di lanciare e che dipende, in gran parte, dalla costituzione materiale di questo Paese, oggi più che mai oggetto di una fortissima tensione fra le eterogenee componenti del complessivo quadro politico nazionale. Il nuovo Csm resterà organo di autogoverno oppure, secondo la prospettiva di taluna parte politica, si tenterà di ridurlo a semplice organo di alta amministrazione?

O ancora, si cercherà di rilanciarlo, come in tempi non troppo lontani, come soggetto politico nell’amministrazione della giustizia?

Molto dipenderà dalle prossime maggioranze politiche e dalla scelta di un Ministro della Giustizia, nonché di uno staff di gabinetto e ministeriale, che dia migliore prova di sé, senza inutili, partigiani e, a volte, illegali protagonismi, che troppo spesso hanno camuffato inefficienza e incapacità sostanziale nella gestione della complessa macchina della giustizia.

Depistaggi misteri segreti: le tante verità occultate delle inchieste sulla strage Borsellino*Luigi Patronaggio Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari. E’ stato per decenni in prima linea nella lotta contro cosa nostra come giudice istruttore a Trapani, poi come componente del pool antimafia della Procura di Palermo e successivamente da Procuratore della Repubblica ad Agrigento.

 

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