Marte o Cronos ? Paradossalmente, al culmine della fantascientifica cyber war, l’interrogativo su chi sia destinato a prevalere fra il Dio della guerra e il Dio del tempo non riguarda la mitologia, ma il contesto dell’analisi strategica complessiva del conflitto scatenato da Trump e Netanyahu contro il regime degli ayatollah. 
La verifica dell’efficacia distruttiva degli attacchi concentrici contro l’Iran appare infatti controbilanciata dalla corsa contro il tempo per scongiurare i crescenti rischi dell’effetto domino di uno shock economico globale.
Washington e Gerusalemme non avrebbero, cioè, tenuto debitamente conto del fatto che l’assetto teocratico della Repubblica Islamica, cementato da quasi 50 anni di fondamentalismo islamico, capillari indottrinamenti ed incubazioni internazionali di cellule terroristiche, conferisce agli ayatollah due micidiali potenzialità belliche: il tempo, necessario per far deflagrare il caos mondiale, e il dominio assoluto sul popolo iraniano, utilizzato come carne da macello.
Due armi invisibili, ma terribilmente concrete ed impossibili da contrastare efficacemente senza un’invasione dell’Iran e la conquista di Teheran.

Colpo di stato o meno da parte dei pasdaran, che avrebbero imposto con i mitra spianati l’elezione di Mojtaba, l’acclamazione del figlio prediletto del defunto Alì Khamenei mostra come sulla pelle degli iraniani massacrati prima dalla repressione del regime e ora dai bombardamenti contro il regime, rappresenti l’immanente continuità della Repubblica islamica degli ayatollah.
Un regime sanguinario che, come Hamas a Gaza, é in grado di resistere alla riduzione dell’Iran ad un cumulo di macerie e di uscire allo scoperto per ricominciare d’accapo, dall’uranio arricchito al terrorismo, appena i bombardamenti finiranno. Una minaccia mortale estirpabile solo direttamente. Il che comporta l’eventualità che Trump e Netanyahu vincano tutte le battaglie, ma non definitivamente la guerra contro gli ayatollah e il fondamentalismo islamico che, alimentati dal nuovo tsunami d’odio antioccidentale, torneranno a organizzare vendette e piani di distruzione.
Probabilmente ferito nel corso del quotidiano diluvio di missili, droni e raid aerei che si abbattono su Teheran ed ironicamente definito “MojTalpa” dagli analisti di strategie militari, perché costretto a rifugiarsi permanentemente nei bunker più profondi, la neo Guida Suprema non si è ancora neanche presentata agli iraniani, non si é insediata ufficialmente e non ha diramato alcun discorso scritto .
Eppure nonostante l’invisibilità di un leader virtuale, i pasdaran controllano totalmente la situazione e continuano ad lanciare missili e droni oltre che nei confronti di Israele contro i paesi del golfo e le petroliere nello stretto di Hormuz, con l’intento dichiarato di paralizzare l’estrazione e la commercializzazione del greggio su scala mondiale e innescare una crisi economica e finanziaria globale.

Secondo il Financial Times, per analizzare tutte le possibili conseguenze economiche della guerra all’Iran, bisogna rispondere alle domande su quando finirà il conflitto e se sia applicabile anche a questo caso il termine Taco, Trump Always Chickens Out – Trump si tira sempre indietro – coniato dall’editorialista del FT, Robert Armstrong.
In secondo luogo, la fine della guerra da parte di Donald Trump significherebbe la fine anche per l’Iran e Israele ? Se questi due contendenti, per i quali la lotta é esistenziale, continuano a combattere, continuerebbe infatti anche la carneficina in corso nel Golfo.
La difficoltà che si riverbera sui mercati riguarda la constatazione che é impossibile, scrive il Financial Times, “ sapere cosa vuole Trump. Forse lui stesso non ne ha la minima idea. Così, lunedì, il Presidente ha dichiarato in una conferenza stampa che la guerra finirà “molto presto”, ma non questa settimana. Mentre due giorni prima, aveva scritto su Truth Social non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non la resa incondizionata!“.


