La concreta speranza che la pace stia prevalendo sull’orrore della guerra a Gaza sta in parte sollevando, ma non del tutto, il mondo dall’incubo di una deflagrazione bellica.
Un incubo ora dimezzato, riguardante soltanto il conflitto scatenato dalla Russia di Putin contro l’Ucraina.
L’ accordo tra Israele e Hamas sulla “prima fase” dei 20 punti del piano Trump, non attenua i timori che il fanatismo terroristico o la follia guerrafondaia possano fare nuovamente divampare gli scontri. Dopo i massacri di Hamas del 7 ottobre del 2023 e due anni di bombardamenti e attacchi israeliani che hanno praticamente raso al suolo la striscia di Gaza, il semplice barlume di una svolta viene unanimemente acclamato come una pace liberatoria dall’ossessione della violenza.
Timori e diffidenze reciproche che non attenuano, tuttavia, un cauto ottimismo. Fino all’inizio della settimana entrante saranno ore e giorni intensi per la diplomazia. L’elenco dei punti controversi é ancora più esteso di quelli concordati. In particolare sul ritiro israeliano da Gaza, la governance della striscia e sul disarmo ed il destino dei miliziani di Hamas.
Per il New York Times, Hamas quasi del tutto annientata e accerchiata é stata costretta ad accettare il rilascio degli ostaggi senza ottenere in cambio la certezza del ritiro completo delle forze militari israeliane da Gaza.
Il gruppo terrorista “si sta assumendo un rischio credendo che la guerra finirà, ma ha anche poche altre opzioni a sua disposizione” scrive sul New York Times l’analista palestinese Esmat Mansour.
Secondo il quotidiano newyorchese l’epilogo delle ostilità potrebbe influire anche sulle sorti politiche del Premier israeliano Netanyahu.
Che l’accordo sia in bilico sulla sopravvivenza di Hamas e sugli interessi e i timori dei vertici politici di Israele é evidenziato da diversi singolari particolari: il testo dell’accordo sulla prima fase” del piano è stato firmato stamani in Egitto, ha reso noto l’ufficio del premier israeliano senza precisare chi abbia firmato il documento.
Inoltre l’Egitto ha inviato la maggior parte delle fazioni palestinesi a partecipare a una conferenza la prossima settimana al Cairo per “discutere questioni cruciali relative al futuro della causa palestinese”. L’incontro affronterà “il ruolo e i nomi dei membri del comitato da formare per la gestione della Striscia di Gaza, insieme alla questione delle armi di resistenza e al futuro di Gaza.
Sul versante del rilascio degli ostaggi non tutto é chiaro. Secondo la Cnn, Hamas potrebbe non sapere dove si trovino i resti degli ostaggi deceduti o non essere in grado di recuperarli. Il portavoce del gruppo terroristico,Hazem Qassem, ha detto alla tv satellitare al-Jazeera che “se le condizioni sul campo lo permetteranno” gli ostaggi “potranno essere rilasciati tutti insieme” e ha confermato che il gruppo ha “informato i mediatori delle difficoltà legate alla consegna dei corpi dei defunti”. Ma un sito israeliano ha subito replicato che é già pronta una task force internazionale, con la partecipazione di Israele, Usa, Egitto, Qatar e Turchia, che dovrebbe collaborare a localizzare i corpi degli ostaggi deceduti.
Per lo scambio ostaggi israeliani – detenuti palestinesi sarà cruciale chiarire se tra coloro che verranno liberati ci saranno Marwan Barghouti e Ahmed Saadat.
La Cnn cita l’ufficio stampa di Netanyahu e sostiene che Barghouthi non ci sarà. Mentre il giornale del Qatar al-Arabiy al-Jadeed, scrive che Israele ha accettato di scarcerare Barghouti, Saadat e anche altri esponenti di Hamas.


