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Trump furioso dopo il Papa attacca anche Giorgia Meloni

Gli Stati Uniti d’America sono alle prese col più grave e destabilizzante problema di tutti i 250 anni della loro storia. Il problema é  Donald Trump, il 47° Presidente con tutta evidenza sempre più psichiatricamente instabile e delirante.

Gli Stati Uniti d’America sono alle prese col più grave e destabilizzante problema di tutti i 250 anni di storia. Il problema é  Donald Trump.
Donald Trump nello studio ovale della Casa Bianca

Dopo aver rischiato di scatenare la guerra civile, incitando i suoi sostenitori ad assaltare il Congresso il 6 gennaio del 2021, ed essere tornato a furor di popolo all’inizio del 2025 alla Casa Bianca, in poco più di un anno Trump ha stravolto gli equilibri strategici ed economici del mondo, ha scatenato odi razziali, crisi e conflitti a destra e a manca, insultato e deriso tutti i leader dei paesi alleati e da ultimo ha minacciato testualmente di “cancellare per sempre la civiltà dell’Iran” per passare poi alle minacce e alle aggressioni verbali nei confronti di Papa Leone XIV, per concludere con la penultima delle sue deliranti performance mediatiche ed ha volgarmente offeso la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Gli Stati Uniti d’America sono alle prese col più grave e destabilizzante problema di tutti i 250 anni di storia. Il problema é  Donald Trump.
Donald Trump e Leone XIV

Comportamenti e atteggiamenti ingiustificabili, intollerabili e ben oltre il patologico, che evidenziano quelle che ai più appare come una insanabile situazione di rottura dell’equilibrio mentale e psicofisico di una personalità complessissima come quella di Donald Trump. A Washington non ci si nasconde la gravità e la delicatezza della situazione, ma al momento nessuno sembra in grado di assumere iniziative conseguenziali.

Gli Stati Uniti d’America sono alle prese col più grave e destabilizzante problema di tutti i 250 anni di storia. Il problema é  Donald Trump.
Trump e Giorgia Meloni

Resta il fatto che il legame politico e strategico tra Stati Uniti e Italia, che sembrava destinato a diventare il pilastro della nuova realtà atlantista, é andato in frantumi.

Con la durissima intervista rilasciata al Corriere della Sera, il Presidente americano ha ufficializzato una rottura che non é solo diplomatica, ma personale e profonda. Il tycoon si é detto “scioccato” dall’atteggiamento di Giorgia Meloni, accusandola di aver tradito le aspettative e di aver mostrato una debolezza inaspettata di fronte alla crisi mediorientale.

A innescare l’ira del Presidente americano é stata la ferma presa di posizione della Premier italiana a difesa di Papa Leone XIV. Dopo gli attacchi di Trump contro il Pontefice — colpevole di aver invocato la pace e la moderazione — Meloni aveva definito “inaccettabili” le affermazioni della Casa Bianca.

La replica non si è fatta attendere: dalle colonne del quotidiano milanese, il tycoon ha ribaltato il giudizio, definendo “inaccettabile” la Premier stessa e accusandola di voler restare a guardare mentre l’Iran minaccia la stabilità globale con il suo programma nucleare.

Ma dietro lo scontro ideologico c’è anche un nodo militare concreto: il rifiuto del governo italiano di concedere le basi di Sigonella e Aviano per lanciare attacchi diretti nell’ambito della guerra all’Iran.

La tensione tra Washington e Roma sembra riflettere due visioni del mondo ormai inconciliabili. Da una parte, l’Italia si muove in sintonia con la linea della Santa Sede, che proprio in questi giorni ha richiamato i Cardinali a una missione kerigmatica: un annuncio di pace essenziale, lontano dalle logiche di potere e di conquista.

Dall’altra, l’amministrazione Usa non accetta zone d’ombra o neutralità, pretendendo dagli alleati un allineamento totale e incondizionato alle proprie operazioni belliche. Il contraccolpo più pesante di questa rottura rischia però di essere economico.

Se fino a ieri la Premier Meloni contava sul proprio rapporto personale con Trump per negoziare esenzioni dal dazio universale del 10% già in vigore dal febbraio 2026, oggi quello scudo diplomatico è svanito.

Il fallimento della strategia “Zero per Zero” — che puntava ad azzerare le tariffe sui prodotti italiani in cambio di cooperazione — espone ora il Made in Italy a una nuova fase punitiva. A Washington, infatti, non si parla più solo di dazi generali, ma di tariffe ritorsive mirate specificamente contro gli alleati “infedeli”. Il rischio concreto è che le aliquote per l’Italia salgano al 15% o al 20%, colpendo settori vitali come l’agroalimentare, la moda e la meccanica. Confindustria ha già lanciato l’allarme: senza una mediazione, il danno per l’export nazionale potrebbe superare i 20 miliardi di euro. L’Italia si trova così al bivio più difficile: restare fedele ai propri vincoli costituzionali e al dialogo con il Vaticano, o cedere alle pressioni di un alleato che ha deciso di trasformare il commercio in un’arma di pressione militare.

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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