Vengono i brividi a immaginare Cecilia Sala ad Evin, nel carcere delle più turpi torture e atrocità del regime islamico dell’Iran, che gli inglesi definiscono senza mezzi termini rogue state, uno stato canaglia.
Col sequestro di persona della 29enne giornalista italiana, perché esclusivamente di questo si tratta, tant’è che a tre settimane dall’arresto i pasdaran non riescono a contestarle la violazione di una specifica legge islamica, Teheran prosegue spudoratamente al cospetto del mondo la prassi criminale della cattura di ostaggi stranieri per ricattare i paesi occidentali o per scambiarli con i terroristi iraniani arrestati all’estero.
Ostaggi e ricatti internazionali che da 45 anni rappresentano, come hanno ricordato le cronache della scomparsa del Presidente americano Jimmy Carter, l’elemento costitutivo del regime fondamentalista degli Ayatollah che ha riprecipitato l’Iran in pieno medioevo integralista.

Ma il caso abominevole e raccapricciante del sequestro di Cecilia Sala, se si vuole evitare l’infinita perpetuazione di tali crimini contro il diritto internazionale e l’umanità, impone una volta per tutte una reazione e un deciso intervento, anche militare se del caso.
Una mobilitazione offensiva e un ultimatum internazionale che nel momento di particolare isolamento diplomatico e di fragilità militare del regime iraniano, sempre più contestato all’interno, determinerebbe l’immediata liberazione della giornalista italiana e di tutti gli ostaggi detenuti a Teheran e rappresenterebbe un colpo mortale per gli Ayatollah.
Perché non ammetterlo ? Sarebbe davvero un sogno se dopo quello siriano crollasse anche il feroce regime iraniano!


