by Gianfranco D’Anna
Prima alleati e talvolta amici, poi nemici mortali. Giulio Cesare e Pompeo, Ottaviano Augusto e Antonio, Hitler e Stalin, Mao e Chiang Kai-shek e per certi versi anche Brežnev e Reagan: sono molte le coppie parallele di leader, prima concordi poi ferocemente contrapposte, protagoniste della storia.
Nessuna accoppiata evidenzia tuttavia tante oscure, sanguinarie o strampalate, imprevedibili o pericolose antinomie come quelle che assommano individualmente Vladimir Putin e Donald Trump.
Accusato di essere un suicidatore seriale di nemici e avversari e circondato da un’aurea di morte violenta che puntualmente spazza via chi lo ostacola (ultimi in ordine di tempo l’oppositore Navalny, l’ammutinato Prigozhin e l’ex Ministro appena destituito Starovoit), Putin si accinge ad affrontare la 25esima estate al potere in bilico sulla fallita invasione dell’Ucraina.
Dietro l’apparenza dell’intensificazione dei bombardamenti e della pressione militare contro Kiev, in realtà nonostante le spaventose perdite giornaliere di soldati mandati al massacro, tutti gli sforzi offensivi dell’armata russa si infrangono da oltre tre anni e mezzo contro la resistenza delle forze ucraine, supportate dall’intelligence e da armamenti occidentali.
Per il Cremlino l’improvviso ripensamento del Presidente Trump, non solo di riprendere, ma anche di intensificare le forniture di armi all’Ucraina, é una pessima notizia che avrà un notevole impatto negativo, se non addirittura fatale, sull’enorme sforzo bellico che Putin ha imposto alla Russia.

In 42 mesi di guerra Mosca ha infatti pressoché azzerato l’arsenale convenzionale e perduto qualcosa come 200 mila soldati, fra morti e feriti. E la gigantesca conversione bellica dell’apparato industriale non é comunque in grado di reggere il confronto con la tecnologia avanzata di missili, droni, aerei, mezzi corazzati e armamenti robotizzati occidentali.
Ormai prigioniero della sua stessa strategia imperialista, Putin non può più fermarsi ed avviare non solo trattative di pace, ma anche una semplice tregua, perché per i falchi ultranazionalisti post sovietici un qualsivoglia compromesso verrebbe equiparato ad una sconfitta ed il presidente russo non sopravviverebbe ad un accordo di pace con l’Ucraina.
L’oscura parte sommersa dell’icerberg nazionalista putiniano spiega il continuo tergiversare di Mosca, l’inconcludenza delle telefonate con Trump e la raffica di niet a qualunque ipotesi pur benevola formulata dalla Casa Bianca.
Quanto potrà durare, sotto l’accresciuta capacità difensiva e probabilmente anche offensiva di Kiev, la sovraesposizione di Putin mentre l’economia e la stessa tenuta militare della Russia continuano a subire contraccolpi sempre più difficili da tamponare?
Per gli analisti di strategie politico militari, il rischio crescente di Putin é quello di rappresentare un capro espiatorio, tanto agli occhi dell’ala intransigente e guerrafondaia quanto per i moderati filoccidentali del Cremlino. Time out previsto? il quarto anniversario dell’inizio della fallita invasione dell’Ucraina.

L’altra metà della strana coppia, Donald Trump, spicca per quello che viene unanimemente considerato il suo plateale narcisismo patologico, irruente, collerico e imprevedibile.
Fra gli infiniti esempi basta citare la terrificante aggressione dialettica, alla Casa Bianca e a reti unificate mondiali, al Presidente Zelensky che implorava di non lasciare morire l’Ucraina.

“Perché la democrazia occidentale più avanzata ha affidato a una personalità tanto poco specchiata il suo destino? Perché milioni di elettori hanno creduto alle sue menzogne e lo hanno ritenuto in grado di diventare il comandante supremo dell’esercito più potente del mondo?”, si é chiesto lo psichiatra di fama mondiale Allen Frances in un saggio che traccia un’analisi impietosa del 47° Presidente.
“Trump – sostiene Frances – potrà anche essere un cattivo Presidente, ma non é comunque pazzo. La vera questione con cui confrontarci é come noi, come paese, abbiamo potuto sceglierlo come nostro capo.”
Invece di interrogarsi sullo stato di sanità mentale di Trump, suggerisce Frances, é il caso di analizzare il fenomeno che ne ha permesso l’ascesa e le profonde ragioni del crepuscolo di un’intera nazione.

Tornato alla casa Bianca dopo avere aizzato i sostenitori a prendere d’assalto il Campidoglio, ed avere abilmente cavalcato tutte le inchieste giudiziarie a suo carico, compresa una condanna per violenza sessuale, il tycoon imperversa da sette mesi a colpi di dazi, insulti personali e liti furibonde, calcioni nel sedere e messe al bando anche di coloro, come Elon Musk sono stati determinanti per la rielezione.
La furibonda reazione di Musk, che nel bene e nel male controlla gran parte delle reti satellitari e del web system, lascia intravedere uno scontro personale senza esclusione di colpi. “Nel migliore dei casi solo uno sopravviverà”, é il commento più condiviso a Washington.
Oltre alle implicazioni politico economiche, le gravissime accuse reciproche, ed in particolare i veleni che Musk ha iniziato a lanciare, avranno in ogni caso ripercussioni sull’amministrazione Usa e probabilmente sullo stesso mandato presidenziale.
A partire dall’annunciato Musk party, il patron di X, StarLink, SpaceX e Tesla, secondo tutti i commentatori e l’intelligence community , potrebbe essere in grado di provocare la caduta di Trump, rivelandone tutti gli inconfessabili segreti.

Non soltanto quelli scabrosi dei rapporti fra il futuro Presidente e Jeffrey Epstein, che organizzava e filmava incontri fra minorenni e vip di tutti i tipi che poi ricattava, ma soprattutto i retroscena inediti della forsennata campagna dei dazi lanciata da Trump che sta incrinando l’economia mondiale, a cominciare da quella americana.
Musk conosce perfettamente, probabilmente per averli promossi e maneggiati in prima persona, tutti gli insider trading, gli abusi di informazioni finanziarie privilegiate segrete che hanno consentito a qualcuno, che potrebbe essere lo stesso Trump, enormi speculazioni e colossali arricchimenti.
La torrida estate di Putin e Trump prospetta comunque scenari diversificati.
Mentre Trump fra una giravolta e l’altra, messo con le spalle al muro dal Congresso e in special modo dal mondo dell’alta finanza degli Stati Uniti, potrebbe trovare una via d’uscita e a parte le irrefrenabili intemperanze verbali rientrare nei ranghi della normalizzazione economica, per Putin la situazione sta subendo un’accelerazione negativa, tendente al catastrofico.
Il massiccio riarmo dell’Ucraina, le ulteriori probabili sanzioni nei confronti della Russia e, soprattutto, le parole da guerra fredda contro Putin espresse da Trump non lasciano scampo al Cremlino.








