Fra un boccale di birra e il tradizionale piatto di Stegt flæsk, pancetta croccante con salsa al prezzemolo e patate, tutti sono pronti a resistere e a gelare Trump. Anche se nessuno a Copenaghen e a Nuuk, la capitale della grande isola parte integrante del Regno di Danimarca, ritiene davvero che il tycoon arrivi ad invadere la Groenlandia.

Se non altro perché sarebbe paradossale che un paese che nel 1949 é stato fra i fondatori della Alleanza Atlantica debba chiedere l’intervento della Nato in base dell’articolo 5 del patto atlantico per difendersi dalla principale nazione della stessa Nato.
Una sconsiderata iniziativa bellica del genere, oltre a innescare una sorta di Vietnam fra i ghiacci con una lunga resistenza non solo del popolo della Groenlandia e dei danesi, ma anche degli Inuit dell’intero circolo polare artico, disintegrerebbe l’alleanza euroatlantica e cancellerebbe di colpo l’immagine degli Stati Uniti d’America baluardo degli ideali della democrazia e della libertà.

In ogni caso, trapela dai quotidiani di Copenaghen che la Premier danese Mette Frederiksen ed il leader della Groenlandia Jens-Frederik Nielsen stanno pianificando, scrive il quotidiano danese Berlingske, “nuovi modi per chiarire agli Stati Uniti quali sarebbero le conseguenze di un’annessione della Groenlandia.”
Mentre in un’intervista rilasciata al giornale Politiken di Copenaghen, la parlamentare Aaja Chemnitz sollecita senza mezzi termini che “ le autorità siano preparate e pronte nel caso in cui si verifichi il terrificante scenario che gli Stati Uniti prendano con la forza il controllo della Groenlandia.”

Una pianificazione di resistenza militare che la Premier Frederiksen lascia intuire quando ripete in tutte le dichiarazioni “che le mire del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sulla Groenlandia non vanno “purtroppo”, sottovalutate, dice accentuando il tono del termine purtroppo, per poi aggiungere “ se Trump attaccasse un altro paese della Nato, allora tutto si fermerebbe, compresa la nostra Alleanza Atlantica e quindi la sicurezza che ci è stata garantita dalla fine della Seconda guerra mondiale”.



