Maduro, la Groenlandia e la terribile strage di Grans Montana, hanno fatto passare in secondo piano la tragedia dell’Iran e di un popolo stremato che da 11 giorni nonostante la sanguinosa repressione, protesta contro il dispotico ed economicamente fallimentare regime teocratico degli ayatollah.

Protesta che fa registrare una svolta che evidenzia tensioni e spaccature ai vertici di Teheran, con il Presidente Masoud Pezeshkian che ha ordinato alle forze di sicurezza di evitare misure repressive contro i manifestanti, distinguendo tra proteste pacifiche e “rivoltosi armati”, ed il capo della Corte suprema, Gholamhossein Mohseni Ejei, che ribadisce che non vi sarà “nessuna clemenza per manifestanti che aiutano i nemici della Repubblica islamica”.




