Estremismi convergenti contro la tregua e la pace. Hezbollah, pasdaran e falchi israeliani stanno attuando un’escalation di attacchi reciproci che rischiano di provocare un nuovo corto circuito bellico in tutto il Medio Oriente.
Da una parte gli incessanti lanci di missili e droni contro Israele da parte degli hezbollah, le milizie filo iraniane libanesi, dall’altro gli ininterrotti bombardamenti israeliani prima nel Libano del sud ed ora a Beirut.
Un alibi perfetto per i pasdaran per sabotare i negoziati con gli Stati Uniti e riprendere i lanci di missili balistici contro Gerusalemme. Bombardamenti che hanno fatto scattare una raffica di attacchi israeliani contro varie città dell’Iran.
Una micidiale reazione a catena degli alterni estremismi, che considerano i cento giorni di guerra fin qui combattuti soltanto l’inizio di un conflitto infinito.
Una reazione a catena alla quale si sono aggiunti, con lanci di missili contro Israele dallo Yemen, anche gli Houthi, i guerriglieri sciiti armati e eterodiretti dai pasdaran.
Allarma in particolare l’irriducibilità negoziale dei Pasdaran. Una irriducibilità che data l’enorme sproporzione di forze con le forze armate di Israele e Stati Uniti, e le disastrose condizioni in cui versa il paese, fa temere che i guardiani della rivoluzione islamica stiano tentando di guadagnare tempo per sfruttare militarmente l’enorme quantitativo di uranio arricchito accumulato.
Nonostante l’ennesimo annuncio di Donald Trump sulla firma imminente degli accordi di pace con Teheran, il lunedì di guerra apre una settimana cruciale per il Medio Oriente.


