I negoziati fra Stati Uniti e Iran proseguono, la guerra pure. Dieci parole che fotografano la situazione di trattative e conflitto permanente che da mesi trasforma il Medio Oriente nel buco nero dell’economia mondiale. 
Sul cielo dello Stretto di Hormuz il peggio sembra non essere passato, ma debba ancora venire. Nonostante gli scenari di morte e distruzione abbattutisi sulle infrastrutture militari, ma che non hanno risparmiato la popolazione iraniana usata come scudo dal regime, Teheran oppone un irriducibile rifiuto ad interrompere concretamente il programma nucleare e a consegnare le scorte di uranio arricchito che consentirebbero di realizzare decine di bombe atomiche. Un oltranzismo determinato dall’intransigenza dei pasdaran, convinti di poter resistere ad altri massicci bombardamenti fino a portare a termine la messa a punto dell’atomica.

Uno scenario apocalittico al quale si oppone l’ala moderata del regime che fa capo al Presidente Masoud Pezeshkian, e al Ministro degli esteri Abbas Araghchi, che denunciano come sia proprio fondamentalismo dei guardiani della rivoluzione islamica a provocare il corto circuito che trasforma il Medio Oriente in una polveriera.
Il continuo lancio di missili e droni contro le basi americane in Bahrein e Kuwait, giustifica e alimenta infatti l’oltranzismo del premier israeliano, fortemente contrario alla pace con l’Iran.


