Teheran non controlla più lo Stretto di Hormuz. La flotta americana ha annullato, e anzi capovolto, il vantaggio strategico geografico del regime islamico iraniano.
La battaglia aereonavale per fare defluire le circa duemila fra petroliere e navi intrappolate nello Stretto, é appena iniziata ma l’esito appare già determinato dal totale controllo del braccio di mare da parte delle unità della U.s. Navy.

Le fasi iniziali dell’operazione sono state descritte dallo stesso capo del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), Ammiraglio Brad Cooper: ”Navi da guerra statunitensi hanno abbattuto missili da crociera e droni lanciati dall’Iran contro unità militari e mercantili scortate nello Stretto di Hormuz. Elicotteri d’attacco Sea Hawk e Apache hanno inoltre affondato sei motoscafi militari iraniani che minacciavano le unità in transito nello Stretto. Nessuna nave é stata danneggiata.”
Diversi cacciatorpediniere Usa, ha riferito l’Ammiraglio Cooper, hanno attraversato lo Stretto. La Marina americana ha rimosso alcuni rottami galleggianti per facilitare il transito delle unità rimaste bloccate.
Anche se Cooper ha definito la missione “difensiva”, restano tuttavia incerti i criteri per l’assistenza alle navi commerciali. Assistenza per la quale la flotta americana non esita ad aprire il fuoco per bloccare gli attacchi iraniani.
“Non posso dirvi se la tregua sia ancora in vigore” ha affermato Donald Trump, dopo che entrambe le parti hanno rivendicato lo scambio di colpi nello Stretto di Hormuz.
Ospite di un programma televisivo al Presidente è stato chiesto se la tregua fosse finita e se i bombardamenti contr l’Iran sarebbero ripresi. “Beh, non posso proprio dirvelo”, ha risposto sibillinamente Trump che non ha voluto commentare il lancio di una quindicina fra missili e droni iraniani, tutti intercettati, verso gli Emirati Arabi uniti.
Nello Stretto il deflusso delle petroliere intanto prosegue a pieno ritmo. La compagnia di navigazione danese Maersk ha dichiarato che la sua nave mercantile Alliance Fairfax, battente bandiera Usa, ha lasciato il Golfo dopo essere stata scortata dalle forze armate americane. Non ci sono stati problemi durante il transito e l’equipaggio é al sicuro, ha aggiunto.

Il capovolgimento della situazione strategica viene indirettamente confermata dagli strepiti delle dichiarazioni iraniane, che negano l’evidenza del deflusso senza conseguenze delle petroliere.
Dalle parole del Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, capo delegazione alle trattative di Islamabad, si intuisce tuttavia che Teheran accusa il colpo.

“La nuova equazione dello Stretto di Hormuz si sta consolidando” – afferma infatti Ghalibaf, per poi propagandisticamente aggiungere – “la sicurezza del transito marittimo ed energetico é stata compromessa dagli Stati Uniti e dai loro alleati attraverso violazioni del cessate il fuoco e blocchi, ma verrà ridimensionata“.
Se la situazione resta immutata, lo Stretto di Hormuz si avvia a non essere più un incubo per gli Stati Uniti e per l’economia mondiale, ma si sta trasformando in un coltello alla gola del regime iraniano.

