Non più “ si vis pacem para bellum “, ma piuttosto “si vis pacem…para culum”. Assieme alla battuta ironica, é questa la considerazione che riguardo all’Iran si sta facendo strada negli ambienti militari e dell’intelligence occidentali.
Mentre si susseguono da parte del Pentagono i bilanci dei bombardamenti che hanno finora colpito complessivamente oltre 300 fra sistemi di difesa aerea iraniani, i radar costieri, postazioni di lancio di missili e dei droni e piccole imbarcazioni, ci si chiede perché Teheran, ormai senza difesa alcuna e con sempre più scarse capacità di reazione, si espone ad una ennesima sistematica distruzione delle proprie residue infrastrutture militari e civili.
Lo scontro all’interno del regime fra moderati e oltranzisti non spiega del tutto l’ostinata e per molti versi rovinosa strategia della guerra ad oltranza dei pasdaran.
Il timore degli analisti occidentali é che l’Iran stia disperatamente tentando di guadagnare tempo per occultare in bunker sotterranei irraggiungibili l’uranio arricchito in modo da continuare a sviluppare il programma nucleare o, molto peggio, per assemblare un rudimentale ordigno atomico. Una prospettiva ritenuta remota, ma che allarma l’intelligence e i comandi militari americani ed europei.
Un allarme accentuato dal delirante appello ad uccidere Trump, Netanyahu e tutti i leader occidentali – fra i quali la Premier Giorgia Meloni – lanciato personalmente da Mojtaba Khamenei, cioè dalla massima autorità statale della repubblica Islamica.
Una tribale incitazione alla vendetta che mobilita tutti i fondamentalisti, i terroristi e i lupi solitari islamici del mondo e che, oltre nei confronti di Stati Uniti ed Israele, rappresenta un vero e proprio attacco annunciato a tutti i paesi dell’Alleanza Atlantica.

Valutazione sulla quale, mentre assieme ai prezzi del petrolio stanno aumentando i contraccolpi per l’economia globale, si attende a breve una decisione politica e militare.
In caso di intervento diretto della Nato, in particolare dei reparti speciali di Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Italia e Germania, la resistenza del regime degli ayatollah sulla pelle del popolo iraniano sarebbe destinata ad essere rapidamente piegata, in ogni caso più celermente rispetto ai tempi lunghi e all’incertezza dei soli bombardamenti aerei.
Un eventuale intervento che comporta gravi rischi, ma che libererebbe dall’incubo del fondamentalismo islamico iraniano che da quasi 50 anni minaccia il mondo.

