La Cina non improvvisa, pianifica. La rapida crescita dell’intelligenza artificiale cinese, considerata l’arma strategica per la supremazia internazionale di Pechino, non é il risultato di un’accelerazione improvvisa, ma di oltre vent’anni di investimenti nella ricerca, formazione di specialisti e sviluppo dell’industria tecnologica.
E’ quanto si legge in un lungo focus del “Wall Strert Journal”, che analizza la genesi dell’exploit dell’intelligenza artificiale della Cina. Emblematico viene considerato il percorso di Tang Jie, professore della Tsinghua University e cofondatore di Z.Ai, e del suo ex studente Yang Zhilin, oggi alla guida di Moonshot Ai.
Si tratta, secondo il quotidiano statunitense, della dimostrazione di come una rete di ricercatori formatisi soprattutto a Tsinghua abbia contribuito alla nascita di un ecosistema competitivo con quello 0fccidehtale e americano in particolare.
Tra i protagonisti di questa ascesa figura anche Liang Wenfeng, fondatore di DeepSeek. La Cina ha costruito il proprio bacino di talenti già dagli anni Duemila, sfruttando la crescita di internet, la disponibilità di grandi quantità di dati e gli investimenti nella computer vision, anche per esigenze governative. Il governo ha successivamente favorito la trasformazione della ricerca accademica in attività imprenditoriale e ha sostenuto il settore con finanziamenti pubblici, fondi statali e commesse. Molti ricercatori cinesi formatisi o impiegati negli Stati Uniti sono inoltre rientrati nel Paese, portando competenze maturate presso aziende come OpenAi e Google.
La principale debolezza rispetto agli Stati Uniti rimane l’accesso ai capitali e soprattutto ai chip avanzati, limitato dalle restrizioni del governo Usa. Le aziende cinesi hanno cercato di compensare questo svantaggio puntando sull’efficienza dei modelli: DeepSeek ha sviluppato tecniche per ridurre il consumo di memoria e potenza di calcolo e ha adottato l’architettura “a miscela di esperti”, contribuendo al successo del modello che nel gennaio 2025 provocò il cosiddetto “shock DeepSeek” nei mercati e nel settore tecnologico internazionale. Le innovazioni vengono inoltre rapidamente condivise o adattate tra le diverse aziende grazie alla forte diffusione dell’open source.
Più controverso é il ricorso alla cosiddetta “distillazione”, attraverso cui un modello viene addestrato utilizzando le risposte generate da un altro sistema. Anthropic ha accusato Z.Ai e Moonshot Ai di aver utilizzato questa tecnica su larga scala avvalendosi dei modelli linguistici avanzati della societa’ Usa, e violandone le regole d’uso.
La disponibilità di modelli cinesi sempre più competitivi ha ridotto il divario con gli Stati Uniti: le principali aziende del settore stimano che i migliori sistemi cinesi siano ormai a pochi mesi di distanza da quelli sviluppati negli Usa.
Pechino considera l’intelligenza artificiale una tecnologia strategica per la crescita economica e la sicurezza nazionale. Quasi la metà degli investimenti azionari effettuati in Cina nella prima metà dell’anno é confluita nel settore, in gran parte attraverso fondi sostenuti dallo Stato.
La competizione resta comunque segnata da un forte squilibrio nelle risorse computazionali: i principali laboratori cinesi disporrebbero di una quantità di chip avanzati molto inferiore rispetto a concorrenti come OpenAi e Google. La capacità di ottenere prestazioni elevate con meno risorse é quindi diventata uno dei principali punti di forza dell’industria cinese. 
Fonte: Agenzia Nova



