L’assistente personale di Trump, Natalie Harp, scrive messaggi ai leader mondiali al posto del Presidente. Secondo i corrispondenti della Casa Bianca del New York Times, Shawn McCreesh e Maggie Haberman, autori del libro “Regime Change”, Harp non solo si occupa di scrivere i post del presidente su Truth ma avrebbe anche inviato messaggi telefonici a diversi leader mondiali al posto di Trump.

I due giornalisti non rivelano che tipo di comunicazioni e, soprattutto, a quali capi di Stato o di governo sono state recapitate, ma sottolineano che si tratta dell’ennesimo esempio di un “un canale di informazione costituito da una sola donna, che opera interamente al di fuori della consueta catena di comando”.
La 35enne Natalie Harp che svolge il duplice compito di assistente speciale e assistente esecutiva del Presidente, con uno stipendio annuo di 150.000 dollari a carico dei contribuenti americani, é nell’occhio del ciclone dell’attenzione mediatica per il suo rapporto con il tycoon e il suo ruolo nell’amministrazione.

La stampa americana ha messo in relazione il suo continuo “stare incollata al Presidente” con le recenti dimissioni della portavoce di Trump, Karoline Levit, e soprattutto con la persistente assenza dalla Casa Bianca della first lady Melania, che é stata vista l’ultima volta in pubblico il 19 luglio.
Foto e articoli sottolineano come il tycoon oltre a prestarle particolare attenzione, abbia dichiarato al suo staff che Natalie Harp “é l’unica persona che mi ama tanto quanto mia moglie e i miei figli”.

Le frecciate e le allusioni mediatiche sull’assistente che viene definita “la fidanzatina di Trump” sono soltanto una piccola parte dell’impatto quotidiano del Presidente che nelle ultime ore ha dichiarato una guerra globale anche sul piano economico all’Iran ed annunciato l’annessione agli Stati Uniti dello Stretto di Hormuz.
La guerra economica contro Teheran “sarà una combinazione di blocco ed isolamento economico che il mondo non ha mai visto”. Affermazione che acuisce ulteriormente la tensione con l’Iran, mentre dopo sei mesi di conflitto armato non si intravede una soluzione diplomatica o militare.
“Annuncio che qualsiasi Paese che permetta alle proprie istituzioni finanziarie, aziende, aeroporti o enti governativi di fornire qualsiasi tipo di salvagente all’ Iran dovrà a sua volta affrontare conseguenze economiche tremende“ ha dichiarato Trump.

Immediata ed irridente la replica della Repubblica Islamica. Le agenzie di stampa del regime, Fars e Tasnim, hanno definito la “Trump’s economic war” una delirante prosecuzione della “fallimentare campagna di Washington” ed hanno sostenuto che le ripetute previsioni statunitensi di un imminente collasso dell’Iran e della distruzione delle sue capacità militari non hanno finora prodotto risultati concreti e sono soprattutto parte di una guerra psicologica.


