L’alternativa elettorale delle toghe indipendenti alle correnti del Csm
by Edoardo D’Ambrosio*
È uno slogan diffuso e tipico della campagna elettorale per il rinnovo del Csm quello secondo cui i Consiglieri togati dovranno essere indipendenti e liberi da logiche di appartenenza… per restituire prestigio e credibilità all’istituzione e alla magistratura tutta.
Ma alle parole non seguono proposte concrete ed efficaci rispetto agli obiettivi indicati.
Non sono rimedi efficaci sicuramente i triti e ritriti manifesti dei valori, che il giorno dopo le elezioni diventano carta straccia.
Né lo sono le proposte dei soliti criteri “più o meno stringenti” per le nomine dei direttivi e semidirettivi.
Il vero rimedio alla correntocrazia é che il Csm non sia formato da gruppi che si osteggiano o si alleano tra loro, ma da singoli componenti indipendenti.
Perché il Csm non è un organo politico rappresentativo degli orientamenti culturali dei magistrati, ma un organo tecnico di garanzia di tutti i magistrati.
È innanzitutto la Costituzione a stabilirlo, laddove non prevede alcun rapporto giuridico tra associazioni dei magistrati e Csm; né alcun diritto di elettorato passivo del singolo magistrato. Ma prevede invece solo la possibilità di eleggere i componenti del Csm “tra gli appartenenti alle categorie di magistrati” (ossia, giudici di merito, giudici di legittimità e requirenti), e non tra gli appartenenti alle varie associazioni private di magistrati.
Anche l’art. 1 della legge istitutiva del Csm (n. 195 del 1958), stabilisce espressamente tra i principi fondamentali dell’istituzione quello secondo cui “all’interno del Consiglio i componenti svolgono le loro funzioni in piena indipendenza e imparzialità. I magistrati eletti si distinguono tra loro solo per categoria di appartenenza”.
Ancora un richiamo della legge, quindi, alla “categoria” (giudici di merito, di legittimità, requirenti), e non alla corrente, di appartenenza.
Un’altra importante base giuridica della concezione secondo cui il Csm non deve essere formato da gruppi rappresentativi del pluralismo ideale dei magistrati é il Codice etico europeo dei Consigli di giustizia, ratificato anche dal Csm italiano, in cui si esorta espressamente, ad esempio, ad evitare la formazione di gruppi nell’assunzione delle decisioni nei Consigli di giustizia…
Ma l’atto normativo in cui la concezione politico rappresentativa del Csm è avversata ancor più plasticamente è la delibera consiliare del 20.1.2010, che ha introdotto l’art. 28 bis (ora art. 41) del Regolamento interno del Consiglio Superiore della Magistratura e che stabilisce che: “È contrario al principio della libera determinazione il far discendere da accordi tra gruppi o singoli che assumano, al di fuori del lavoro di commissione e della partecipazione di tutti i suoi componenti, pratiche spartitorie tese a preordinare le scelte da operare con particolare riferimento ad uffici direttivi, semidirettivi o comunque di rilievo, ivi compresi gli incarichi attribuiti dal Consiglio per attività di formazione o altro”.
Ancora: “La libera autodeterminazione di ciascun componente del Consiglio comporta che la volontà che viene manifestata sia frutto di un personale studio e valutazione delle questioni, considerando anche le opinioni manifestate dagli altri consiglieri nella sede a ciò deputata. Non corrisponderebbe quindi a tale modello il rendersi acritico interprete in sede consiliare di posizioni di gruppi politici o di singoli esponenti politici nonché di gruppi dell’associazionismo giudiziario o di singoli magistrati anche solo per ragioni di appartenenza o di “debito” elettorale.”
Ebbene, affinché il Csm si liberi dalle logiche di appartenenza (auspicio più volte formulato dal Presidente della Repubblica) é necessario che le correnti non candidino loro rappresentanti al Consiglio Superiore.
Il Csm non è organo di Governo chiamato a perseguire gli obiettivi politici dettati dall’Anm… ma organo tecnico chiamato a tutelare (e sanzionare) l’indipendenza di tutti i magistrati.
Ecco perché al Csm ci devono andare coloro che hanno i requisiti stabiliti dalla legge, che siano eletti tra candidati tecnici di pari dignità professionale, selezionati con metodo imparziale, quale il sorteggio temperato, adatto appunto per gli organi di garanzia.
Le correnti dismettendo le leve del potere potrebbero tornare ad essere centri di elaborazione culturale nell’interpretazione del diritto e cani da guardia del Csm.
Il sorteggio temperato é già previsto dalla legge elettorale vigente per la selezione dei candidati al Csm, anche se in via solo residuale (ossia, in mancanza di un numero adeguato di candidati per collegio e per garantire la parità di genere tra i candidati).
Una svolta storica importante sarebbe quella di estendere tale metodo (previsto appunto solo in via residuale) a sistema generale.
Nelle more di questa presa di coscienza civica e istituzionale, il Comitato Altra Proposta offre per le prossime elezioni al Csm una lista di magistrati indipendenti selezionati tramite sorteggio, in alternativa al sistema correntocratico tradizionale.
*Edoardo D’Ambrosio Presidente di sezione penale del Tribunale di Crotone, é portavoce del Comitato AltraProposta che per scegliere le candidature per le elezioni del 25 e 26 ottobre dei 20 componenti togati del nuovo Consiglio Superiore ha estratto a sorte, davanti ad un notaio, tremila nomi dall’elenco di 6244 magistrati idonei al Csm. Fra questi 3000 magistrati sono stati scelti i primi che per ogni collegio hanno accettato la candidatura.