Cosa resterà degli oceani di parole delle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 se non lo sgomento per l’accentuazione dello scontro sul referendum per la riforma della giustizia?

Con da una parte l’ordalia scatenata da alcuni settori della politica e dell’avvocatura nei confronti della magistratura e dall’altra l’ostinata demolizione della riforma, picconata all’unisono dal Primo Presidente della Cassazione fino ai Presidenti delle Corti d’appello ed i Procuratori generali di tutti e 26 i Distretti giudiziari.
Eppure sui temi concreti della lotta alle mafie e alla micidiale delocalizzazione penitenziaria dei vertici criminali, della drammatica carenza di organici, della lunghezza dei processi e delle disumane condizioni carcerarie, da Milano, a Roma, da Napoli a Palermo sono emerse statistiche, analisi e diagnosi che evidenziano la pericolosa mutazione genetica in atto e l’esponenziale pervasività di ‘ndrangheta e cosa nostra.

Così mentre a Milano nell’ambito delle attività illecite é emerso l’inedito fenomeno delle società infiltrate e usate dalle mafie come “bare fiscali”, paravento di evasione e riciclaggio, Roma é assediata dal traffico della droga e dalla criminalità , “eppure” – ha denunciato il Presidente della Corte d’Appello Giuseppe Meliadò – “per contrastare una criminalità dilagante dispone di un numero sparuto di magistrati e migliaia di processi saranno a rischio se non interverranno seri provvedimenti organizzativi“.

A Napoli la criminalità organizzata continua ad avere un forte radicamento, soprattutto nelle aree napoletana e casertana e veste gli abiti “dell’investitore economico-finanziario”, mentre sul fronte della violenza di genere “i dati statistici – ha evidenziato il Procuratore Generale di Napoli Aldo Policastro – delineano un quadro allarmante non solo sotto il profilo quantitativo ma anche per l’incremento delle violenze sfociate in femminicidi e, soprattutto, per il sorprendente abbassamento dell’età di vittime e autori di reato”.

A Palermo “cosa nostra resta dietro l’angolo e guarda al futuro”, denuncia il Procuratore distrettuale antimafia Maurizio De Lucia che ha stigmatizzato come “pezzi della società non vogliano chiudere i rapporti con i boss mafiosi.”
E’ una società che mostra una pericolosa vulnerabilità etica, ha aggiunto la Procuratrice Generale di Palermo Lia Sava che ha tracciato l’allarmante diagramma della progressiva crescita di delitti e profitti, dei traffici di droga e delle avanzate capacità finanziarie e tecnologiche di una cosa nostra che ormai “governa” l’attività delle cosche dalle carceri attraverso criptofonini e migliaia di sim che consentono videochiamate e summit mafiosi.

“Non rassegniamoci ad una cosa nostra come morbo endemico, non rassegniamoci alla violenza come male inevitabile” é l’accorato appello della Procuratrice Sava.
In una applauditissima relazione tutta incentrata sullo spirito della costituzione, il Presidente uscente della Corte d’Appello di Palermo, Matteo Frasca, che a giorni sarà avvicendato dopo la ratifica della nomina da parte del Plenum del Csm dal Consigliere di Cassazione Antonio Balsamo, ha evidenziato che “pretendere un’interpretazione delle norme coerente con l’indirizzo politico del Governo, significa volere una Magistratura affetta da quello che Piero Calamandrei definiva il morbo del conformismo o, ancor peggio, una Magistratura non obbediente alla legge, ma asservita al potere in nome di un malinteso concetto del primato della politica”.

