Csm: affluenza del 90% e duelli all’ultima toga fra correnti e indipendenti
Duelli all’ultima toga e affluenza del 90 per cento alle elezioni per il rinnovo del Csm. Milano e Roma i distretti giudiziari con l’affluenza più alta. La mobilitazione dei magistrati prefigura esiti elettorali imprevedibili, che vanno dall’affermazione dei candidati indipendenti al ridimensionamento delle storiche componenti dell’Anm. Determinante il risultato della Cassazione dove le correnti finora maggioritarie rischiano di ritrovarsi senza rappresentanti.
L’andamento febbrile, ma sereno della consultazione ha registrato le proteste a Bari di un gruppo di magistrati che hanno evidenziato l’inopportunità della partecipazione allo spot di una candidata di giudici che ricoprono ruoli di garanzia ai seggi elettorali.
A valutare i risultati delle elezioni dei 20 componenti togati della nuova consiliatura del Csm sarà soprattutto la politica. In attesa dell’esito del voto dei magistrati, domani a Montecitorio é scontata la prima seduta comune a vuoto di deputati e senatori per l’elezione dei 10 componenti laici del Csm di nomina parlamentare.

Tanto centrodestra quanto il centrosinistra non hanno ancora scelto chi votare, fra i circa 150 fra professori universitari e avvocati con 15 anni di attività che figurano negli elenchi dei candidati, e soprattutto non hanno ancora scelto chi designare alla vicepresidenza dell’organo di autogoverno della magistratura. Nome che potrebbe emergere mercoledì quando si conosceranno i nomi dei togati eletti.
L’assetto del Csm si inquadra nel contesto di un complesso e delicato scenario di equilibri costituzionali. Oltre al decisivo ruolo della nuova consiliatura di Palazzo Bachelet per la nomina dei vertici di tutte le principali Procure del Paese, in scadenza fra il 2027 e il 2029, a marzo e a luglio dell’anno prossimo si concluderanno i mandati degli attuali giudici della Corte Costituzionale Francesco Viganò e Luca Antonini, entrambi candidati per pochi mesi alla Presidenza della Consulta.
Il successore di Viganò sarà scelto dal Presidente della Repubblica, mentre l’altro giudice costituzionale sarà eletto dal Parlamento, con tempi che potrebbero incidere sulla disamina che la Corte Costituzionale dovrà avviare sulla riforma elettorale varata dal Governo. 