Hamas annuncia l’intenzione di rilasciare gli ostaggi e avviare trattative, Trump accetta e rilancia “siamo ad un passo da una pace duratura”, Netanyahu ordina all’esercito israeliano di limitarsi esclusivamente ad azioni difensive: a Gaza tutti sembrano fare un deciso passo avanti verso la fine di una guerra combattuta esclusivamente sulla pelle dei palestinesi costretti a fare da scudi umani per i terroristi islamici.
Sono le ore più delicate per il calvario di una Palestina della quale, nonostante la gigantesca ondata internazionale di sostegno e solidarietà, ci si ostina a negare l’esistenza.
Ore cruciali e di apprensione perché, come insegna la storia mediorientale, ogni qual volta si é ad un passo da compromessi c’è qualcuno da una parte o dall’altra che fa lo sgambetto e provoca ulteriori tragedie.
“In questa fase- ha dichiarato Netanyahu- ad Israele preme soprattutto il rilascio degli ostaggi”. Delle 251 persone rapite durante l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, 47 rimangono detenute a Gaza. Un numero del quale fanno parte anche i 25 ostaggi che l’esercito israeliano considera morti.
In cambio della loro liberazione e della consegna dei loro corpi, Israele rilascerà 250 terroristi condannati all’ergastolo e 1.700 cittadini di Gaza detenuti dopo il 7 ottobre 2023, comprese tutte le donne ei bambini detenuti in questo contesto.
Il piano di pace prevede anche il ritiro di Israele da Gaza in più fasi. La Striscia sarà governata temporaneamente da un governo palestinese tecnocratico e apolitico responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici per la popolazione.
Un comitato di gestione pubblica sotto la supervisione e il controllo di un organismo internazionale di transizione, il Comitato per la Pace, che sarà guidato e presieduto da Donald Trump e del quale farà parte anche l’ex Primo Ministro britannico Tony Blair.





