Genio inconsapevole della pubblicità, Donald Trump non si rende minimamente conto di determinare, con i suoi irrefrenabili deliri, un effetto valanga diametralmente opposto a quello voluto.
Mostruosamente da manuale l’attacco, tanto clamoroso quanto indecente, a Papa Leone XIV. Sommando l’impatto della carica di Presidente degli Stati Uniti, le cui parole nel bene e nel male vengono riprese e amplificate da tutto il mondo, all’effetto Tersite, l’anti eroe vituperato da tutti, all’effetto Droste, l’immagine speculare riflessa all’infinito, Trump accusando con parole ripugnanti il Pontefice di essere un pessimo Papa per caso, eletto soltanto grazie a lui, ha straordinariamente conferito a Leone XIV una pubblicità stratosferica che lo ha proiettato in orbita conferendogli un ruolo ecumenico planetario, superiore a quello delle Nazioni Unite degli anni d’oro.

Lo attesta il diluvio di solidarietà espressa nei confronti del Papa dal mondo intero, dagli aytollah iraniani agli esquimesi, dai leader europei a quelli dell’America latina, dell’Asia e dell’Africa.
Se esisteva un abitante della Terra che non sapeva chi fosse Robert Francis Prevost, il primo Papa americano della storia, ebbene ora lo sa.
Se finora il Pontificato di Leone XIV si era barcamenato cercando di uscire dalle secche della secolarizzazione e della crisi delle religioni alle prese con l’avvento del web, adesso il Vaticano viene osannato come l’epicentro della missione profetica per la pace nel modo della Chiesta universale. E con buona pace di Trump non c’é dubbio che prossimo il Premio Nobel per la Pace sarà attribuito a Papa Leone XIV, quasi proto martire della pace e vittima della brutale aggressione verbale del tycoon.
Dopo la sincera, enorme, costernazione mattutina per l’odio che trasudava dall’attacco del Presidente americano, in Vaticano stanno cavalcando la colossale ondata di consenso mondiale nei confronti del Pontefice.
Nel giro di un’ora il numero degli inviati al seguito del viaggio apostolico in Africa é decuplicato e la scorta del Papa é diventata più numerosa di quella del Presidente degli Stati Uniti in tempo di guerra.


