by Gianfranco D’Anna
Seconda battaglia campale nella guerra aperta scatenata dalla politica alle toghe.
Il primo scontro indiretto ha avuto come epicentro il Parlamento per il varo della separazione delle carriere fra magistrati giudicanti e pubblici ministeri.

La seconda battaglia, questa volta diretta, si é svolta al plenum del Csm che ha approvato a maggioranza l’apertura di una pratica a tutela di Raffaele Piccirillo, il sostituto Procuratore generale della Cassazione che in un’intervista ha criticato il Ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito alla dir poco reticente e pasticciata gestione del caso Almasri ed era stato a sua volta attaccato dal Guardasigilli che aveva preannunciato provvedimenti disciplinari e con frasi come : “Che un magistrato si permetta di censurare le cose che ho fatto, in qualsiasi Paese al mondo avrebbero chiamato gli infermieri.”
“Il Consiglio superiore della magistratura – afferma testualmente la delibera, che in sostanza censura Nordio – rileva la gravità delle affermazioni rese dal Ministro della Giustizia, per il loro potenziale impatto sulla fiducia dei cittadini nella funzione giudiziaria. Ritiene che esse siano idonee a condizionare il sereno e indipendente esercizio della giurisdizione e afferma, pertanto, la necessità, nell’ambito dei propri compiti costituzionali, di tutelare il prestigio dell’ordine giudiziario, rinnovando il richiamo al rispetto dei principi di autonomia, indipendenza e leale collaborazione tra i poteri dello Stato”.

La delibera é stata approvata da tutti componenti togati, con l’unica astensione della Consigliera di Magistratura Indipendente Bernadette Nicotra, ed ha registrato i voti contrari dei consiglieri laici di centrodestra Enrico Aimi, Isabella Bertolini, Daniela Bianchini, Claudia Eccher, Felice Giuffrè, che hanno comunque partecipato al voto garantendo il numero legale.
“Le pratiche a tutela non hanno alcun effetto giuridico e si esauriscono in una dichiarazione di Plenum. Peraltro, quando riguardano organi politici, l’intervento del Consiglio deve essere improntato alla massima cautela, onde evitare che queste pratiche si traducano in un mero atto politico, trasformando il Consiglio Superiore in un terreno di scontro tra i Poteri dello Stato” ha sottolineato fra l’altro la Consigliera Nicotra.

“Con la presa di posizione di oggi il Consiglio dimostra di avere gli anticorpi contro gli attacchi che gli vengono dall’esterno e anche dall’interno” ha affermato Tullio Morello, Presidente della Prima commissione del Csm e consigliere togato di Area.
Critiche e accuse nei confronti dei Consiglieri laici di centrodestra che nel Plenum di ieri avevano fatto mancare il numero legale sono state espresse dai componenti togati di Unicost Marco Bisogni, Antonino Laganà, Michele Forziati e Roberto D’Auria: “Si può dissentire. Si può votare contro. Ma impedire lo svolgimento del dibattito é un’altra cosa- affermano i togati di Unicost – é un gesto pericoloso, che significa rinunciare al proprio ruolo per un calcolo politico di parte”.

Ancora più caustiche, le critiche espresse nell’intervento del Consigliere laico ed ex parlamentare di Italia Viva Ernesto Carbone: “Nordio faccia le sue affermazioni al bar. L’accostamento di parole come padrino e protettore ad un magistrato e, ad un membro del Csm é offensivo e se a pronunciare queste parole é il Ministro della Giustizia nonché ex magistrato diventa pericoloso. I miei colleghi al Csm sono persone che servono le istituzioni e sono al servizio della giustizia. Forse non si può dire la stessa cosa del Ministro, considerato come ha gestito il caso Almasri “.
A rendere tutto il profondo senso del dibattito e delle conclusioni del Plenum dell’organo di autogoverno della Magistratura é stato l’intervento, uno degli ultimi prima di lasciare l’incarico il 9 settembre, della Prima Presidente della Cassazione Margherita Cassano.
Parole che prefigurano i temi della terza, e forse, risolutiva battaglia della guerra aperta fra toghe e politica: il referendum popolare sulla riforma della Giustizia di Nordio e della maggioranza di governo.

“ Assistiamo per la prima volta nella nostra storia repubblicana ad affermazioni altamente lesive della onorabilità, del prestigio e della credibilità che riguardano l’esercizio delle funzioni disciplinari del Csm preposto dalla Costituzione a garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Trovo assolutamente incomprensibile che un ministro attacchi la sezione disciplinare del Csm, e attacchi una funzione cui egli stesso concorre.”
“Così – ha aggiunto la Presidente Cassano – non si fa un buon servizio allo Stato, si creano solo contrapposizioni e tensioni, invece di lavorare serenamente tutti insieme attraverso il riconoscimento e il rispetto reciproco delle proprie attribuzioni, con quella dignità e onore che la Costituzione richiede a ognuno di noi.”
“Mi auguro che chi mi succederà – ha concluso con un emblematico commiato la Prima Presidente della Corte di Cassazione – non sia costretto a intervenire nuovamente in questa situazioni che sono drammatiche per uno stato di diritto, inaccettabili che tentano semplicemente di rappresentare all’esterno una realtà che non corrisponde alla verità dei fatti.”
