Perché se, come diceva Leonardo Sciascia “le sole cose sicure in questo mondo sono le coincidenze”, all’inizio di una alluvionale settimana santa fanno contemporaneamente notizia i tre Conte d’Italia, Claudia Conte, Giuseppe Conte e Antonio Conte ?
In realtà, anche se le rispettive vicende sono assolutamente distinte e distanti, si intravede in controluce il minimo denominatore comune volontario o involontario della ricerca del potere.
Il potere dello status quo acquisito attraverso la relazione con un Ministro gentiluomo, il potere della politica double face, ed infine il genuino potere d’immagine derivante dai successi sportivi.

Fa riflettere, ed inquieta, la scientifica meticolosità con la quale é stata predisposta e lanciata sulla ribalta mediatica, nel bel mezzo del marasma politico post referendario, l’auto rivelazione della 34enne giornalista – presentatrice Claudia Conte d’essere stata protagonista di una relazione con il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
La risposta non soffia nel vento del gossip, ma esclusivamente nell’individuazione del cui prodest. Un beneficiario supportato da intelligenti manine estere, che lega il Viminale al suo futuro nel Governo, per insinuarsi nel bel mezzo della sicurezza nazionale.
Paradossalmente anche il clamore della colazione di lavoro fra Paolo Zampolli, inviato molto speciale del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e l’ex Premier stimato dal tycoon ed attuale leader dei 5Stelle Giuseppe Conte, rientra nel convulso panorama internazionale.
Già schierato su posizioni filo russe, nettamente contrario al sostegno all’Ucraina ed in prima fila nel condannare con parole di fuoco l’attacco all’Iran di Usa e Israele, Giuseppe Conte non si é sottratto al confronto con Zampolli su varie tematiche politiche internazionali, a partire presumibilmente dalle prospettive che dopo il referendum si possono concretizzare in Italia.
Più che le fotografie, significative in proposito le parole dei saluti finali di Zampolli: «Giuseppi lo conosco bene. E’ amico del mio Presidente e mi ha chiesto di salutarglielo».

Struggenti momenti di nostalgica gloria accompagnano invece, parallelamente al penoso epilogo dell’ennesimo fallimento mondiale della nazionale di calcio, l’invocazione di Antonio Conte quale nuovo allenatore degli azzurri.
Dei tre Conte, quella di Andonio come lo chiamano affettuosamente i tifosi partenopei, é la prospettiva più genuina e serena.

Concluso il campionato alla guida del Napoli, un campionato caratterizzato dall’esiguità della panchina dei campioni uscenti d’Italia e dall’infortunio di Lukaku seguito da roventi polemiche col goleador, Antonio Conte potrebbe cogliere la coincidenza della Nazionale. “Liberandosi” anche dall’invadenza narcisista dei vertici del Napoli che dopo lo scudetto non avrebbero mantenuto tutte le promesse. In un modo o nell’altro, per Andonio il cielo sarà comunque sempre limpidamente azzurro.
Coincidenze, cui prodest, cieli azzurri per i Conte che vanno e per quelli che restano.






