by Gianfranco D’Anna
C’è un enorme icerberg lungo la rotta per la pace in Ucraina seguita con determinazione dal Presidente americano Donald Trump: l‘iceberg é Vladimir Putin.
Invece di rispondere si o no alla richiesta di Trump di una tregua di 30 giorni, il Presidente russo ha abilmente mischiato le carte ed ha offerto di sospendere per 30 giorni i bombardamenti alle infrastrutture energetiche ucraine.
E’ l’unico tangibile risultato delle quasi tre ore di colloqui telefonico fra la Casa Bianca e il Cremlino. Una telefonata pirandelliana, con Trump che proponeva tregua e trattative di pace e Putin che non rispondeva né si né no, ma esigeva la rimozione delle cause profonde del conflitto, cioé secoli di storia conclusisi con l’implosione del regime sovietico e l’indipendenza dell’Ucraina riconosciuta dalle Nazioni Unite.
Impossibile replicare in sede di trattative per il cessate il fuoco, mentre nelle trincee i soldati continuano a morire e le città vengono bombardate ogni notte, ad un’analisi che dovrebbe comprendere il genocidio per fame di oltre 6 milioni di ucraini, perpetrato da Stalin fra il 1932 ed il 1933. Un Holodomor, questo il nome di quell’orribile genocidio sovietico, che dopo oltre 90 anni viene replicato dalla sistematica distruzione delle infrastrutture energetiche per colpire la popolazione inerme da parte dell’erede diretto di quel regime sovietico che è Putin.
Dietro la soddisfazione ostentata da Trump per la riprese delle relazioni con il Cremlino, alla Casa Bianca si mastica amaro per un risultato non è certamente all’altezza delle aspettative del tycoon, dopo diversi giorni di dichiarazioni ottimistiche sul fatto che la pace fosse a portata di mano.
Una disamina delicata con momenti di nuove tensioni durante la telefonata fra Trump e il Presidente Zelensky, informato dettagliatamente della posizione putiniana del gioco delle parti.
“Un’altra ottima telefonata, quella con con Zelensky, siamo sulla buona strada” ha invece detto Trump. Mentre secondo tutti gli opinionisti, il duplice impatto telefonico del Presidente americano ricorda più che altro il titolo della canzone di Domenico Modugno “Piange il telefono.”
Tatiana Stanovaya, analista russa presso il Carnegie Russian Eurasia Center, ha affermato che il risultato più significativo é stata l’accettazione implicita della cooperazione tra Stati Uniti e Russia su questioni internazionali e bilaterali chiave, come il Medio Oriente.

“Ciò segna un’evidente vittoria per Putin, che cerca di separare le relazioni bilaterali dalla guerra in Ucraina”, ha sottolineato Stanovaya. Il fiume di parole di un Putin scivoloso e l’indeterminatezza delle conclusioni del colloquio hanno confermato le analisi dell’intelligence che nei giorni scorsi aveva avvertito Trump che il Presidente russo non era nelle condizioni di accettare una tregua e tantomeno una pace.
Analisi in qualche modo trapelata sui media e riportata dal Washington Post che in un documentato reportage da Mosca aveva scritto che per i falchi russi un qualsivoglia compromesso verrebbe equiparato ad una sconfitta. In altre parole Putin non sopravviverebbe ad un accordo di pace con l’Ucraina. Ed é questa la parte sommersa, più grande ed oscura, dell’icerberg putinianio.
In un recente post su Telegram, Vladimir Pastukhov, politologo russo dell’University College di Londra, ha scritto di come le fratture all’interno del campo ultranazionalista russo riguardo a un possibile accordo di pace potrebbero divampare, mettendo in discussione la legittimità di Putin.

Facendo buon viso a cattivo gioco, a Trump non rimane altro che riesaminate tutta la situazione assieme al segretario di Stato Marco Rubio, al Consigliere per la sicurezza nazionale Michael Waltz all’inviato speciale Steve Witkoff che ha incontrato Putin a Mosca, ed ai vertici dei servizi segreti, e cercare il modo di fare uscire allo scoperto il Presidente Russo in occasione del programmato vertice fra i due, in Arabia Saudita, annunciato oggi unilateralmente da Mosca.
Mentre il Cremlino, con una notevole faccia tosta ha già violato l’impegno ad un cessate il fuoco limitato che doveva impedire alla Russia di prendere di mira le infrastrutture energetiche, colpendo vari obiettivi civili con due missili balistici Iskander-M, quattro missili antiaerei S-300 e 145 droni di vario tipo.
Indebolendo la narrazione del Presidente degli Stati Uniti di porre fine rapidamente alle ostilità, appena conclusa la telefonata fra i due leader, la Russia ha affermato che Putin in cambio dell’interruzione degli attacchi alle infrastrutture energetiche ha chiesto all’Occidente di bloccare tutti gli aiuti militari a Kiev. Per l’armata russa non é invece prevista alcuna interruzione dei massicci rifornimenti di missili droni e armamenti da parte di Cina, Turchia, Corea del Nord ed Iran.
Paradossale inoltre che prima, durante e dopo le trattative per la tregua e l’avvio di negoziati di pace, con lo scambio di prigionieri, il conflitto stia entrando in una fase cruciale con tentativi di sfondamento da parte russa nel Donbass ed un raid a sorpresa delle forze ucraine a diversi chilometri oltre confine nella provincia di Belgorod.









