Mario Draghi e l’anatomia della crisi peggiore

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Mario Draghi e l'anatomia della crisi peggiore
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Ore più buie, Titanic, ultimi giorni di Pompei, uragano? Iperboli esaurite per classificare la mossa scellerata e disperata contro Mario Draghi del Movimento 5 Stelle, nato dal nulla e che sta masochisticamente ritornando al nulla.

Dal “vaffa” alla pochette, l’ideogramma di uno schieramento pseudo politico che ha devastato l’Italia e sta continuando a stravolgere l’interesse nazionale del Paese, riverbera e mette a nudo in questi giorni tutta la propria peggiore immagine deteriore.

Mario Draghi e l'anatomia della crisi peggiore
Giuseppe Conte e Mario Draghi

Altro che ore più buie e ultimi giorni prima dell’eruzione del vulcano politico italiano, l’irredimibilità dei 5 Stelle è arrivata al punto di provocare le dimissioni di un Premier come Mario Draghi, rarissimo esempio di leader italiano considerato unanimemente ai vertici internazionali della capacità e dell’intelligenza politica.

Dimissioni premeditate per una serie di squallidi e per giunta del tutto sballati interessi elettoralistici di partito o peggio per una rivalsa personalistica, oppure – molto peggio – per inconfessabili e non provabili cointeressenze e coincidenze che aleggiano nei dintorni di Mosca e Pechino.Mario Draghi e l'anatomia della crisi peggiore

Devastante il contesto complessivo che rischia di seguirne e che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sta pazientemente tentando di ricomporre. Il count down dei giorni che precedono il dibattito parlamentare da ultimo scoglio, più che spiaggia, della settimana prossima delinea un variegato insieme di stress test dei principali protagonisti politici. Gli scenari sono in continua evoluzione, ma il quadro delle prospettive dei leader è già evidente:

Mario Draghi Mario Draghi e l'anatomia della crisi peggiore

Pensa quello che dice e fa quello che pensa ed è giustamente convinto che non fare quel che va fatto è come non esistere. Mario Draghi è un protagonista dirompente per la quintessenza del sistema politico italiano che rappresenta il distillato di quasi due secoli di iniquità e ingiustizie: dai misfatti occultati dalla retorica del risorgimento e dell’unità d’Italia, dal golpe della grande guerra al fascismo, dalla immane tragedia della seconda guerra mondiale all’ignominia della fuga dei Savoia, alla resa attenuata dalla resistenza fino alla travagliata nascita della Repubblica e agli oscuri retroscena della guerra fredda. Più che ai partiti, mercoledì Draghi parlerà al Paese. All’Italia che merita di diventare finalmente una democrazia compiuta, con una economia senza sfruttati e sfruttatori e un’amministrazione pubblica, ovvero con una Giustizia, una Sanità, una Scuola e dei Trasporti, al servizio dei cittadini senza l’intermediazione parassitaria e spesso estorsiva della burocrazia. L’unico Governo che il Premier potrebbe continuare a Presiedere è un esecutivo che porti a termine le riforme strutturali essenziali richieste, prima ancora che dal Pnrr europeo, dalla assoluta necessità di modernizzare l’Italia. Fino alle politiche del 2023, per una serie di cruciali snodi politici, economici ed energetici interni ed inoltre internazionali, non c’è davvero alternativa alla credibilità e al prestigio mondiale della Premiership di Draghi.

Giuseppe Conte Mario Draghi e l'anatomia della crisi peggiore

Le cravatte o la pochette? Cosa rimarrà di Giuseppe Conte si chiedono gli ambienti politici in queste ore dopo l’azzardo autolesionista del rifiuto dei grillini di votare la fiducia al Senato al Governo del quale continuano a far parte? Certamente con rimarranno come esempi le sue argomentazioni che evidenziano, secondo quasi tutti gli opinionisti, una plateale scompostezza d’atteggiamento e soprattutto una inconsistenza di argomentazioni. I critici più severi ricordano all’auto proclamato avvocato del popolo che secondo Antonio Gramsci “nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente.” Se non vi sono, così come non appaiono esservi, ombre cinesi o moscovite dietro il tentativo di provocare demagogicamente la crisi del Governo Draghi, il leader dei 5 Stelle capirà presto che si sta apprestando a fare il regalo delle elezioni anticipate al centrodestra, e probabilmente tornerà sui suoi passi con una delle infinite giravolte delle quali si è reso protagonista in questi anni. A meno di un nuovo azzardo, come le ipotetiche dimissioni dei restanti tre ministri 5 Stelle del Governo Draghi, potrebbe essere prevedibile una Canossa grillina che eviterà l’eventuale scomparsa parlamentare e politica del movimento che i sondaggi cominciano a ipotizzare in caso di elezioni anticipate ad ottobre.

Matteo SalviniMario Draghi e l'anatomia della crisi peggiore

Di fatto commissariato dal Ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti, dall’ala governista, dai presidenti leghisti delle regioni del nord, in particolare Fedriga e Zaia, e dagli ambienti confindustriali che temono che l’ennesimo salto nel vuoto del segretario possa far perdere alla Lega ulteriori voti e seggi parlamentari a scapito di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia, Matteo Salvini spererebbe nella sindrome suicida grillina per saltare sul treno in corsa dell’eventuale mancata rapida soluzione della crisi di governo. In caso di elezioni in autunno via Bellerio dovrebbe fare i conti con Forza Italia e cedere a Berlusconi più collegi di quanti gli azzurri riuscirebbero a conquistarne nella primavera prossima  e  soprattutto sarebbe costretta ad avallare tutte le chance di premiership che sull’onda del  voto anticipato potrebbe aggiudicarsi Giorgia Meloni. Con l’aggravante non da poco di dover subito dopo fronteggiare, in un contesto internazionale a dir poco ostico, una difficilissima situazione economica e sociale provocata dal lavoro che la stessa Lega ha costretto Draghi ad interrompere.

Enrico Letta

Mario Draghi e l'anatomia della crisi peggiore

Fermo restando il totale apporto del Pd al Governo uscente, tramontato o quasi il campo largo per l’inaffidabilità e l’implosione progressiva dei grillini, il segretario Pd Enrico Letta può contare su diverse chance. Quella più ambita sarebbe quella di convincere Mario Draghi a guidare per le elezioni anticipate o della primavera prossima il cartello progressista formato oltre che dal Nazareno, da tutti i raggruppamenti di centro, da Calenda a Luigi Di Maio a Più Europa, alla sinistra. In caso di diniego di Draghi il centro sinistra potrebbe comunque ugualmente rifarsi all’azione di governo dell’attuale Premier con un programma di governo che ricalchi le dichiarazioni programmatiche che Draghi delinerà la settimana entrante in parlamento. In un momento così cruciale, senza Draghi, per il Pd la scelta di premier designato potrebbe creare divisioni interne e anche con gli schieramenti alleati.

Giorgia MeloniMario Draghi e l'anatomia della crisi peggiore

Dietro l’apparente successo elettorale che i sondaggi prevedono per Fratelli d’Italia e il centrodestra si celano diverse insidie. In caso di elezioni anticipate Lega e Forza Italia reclamerebbero infatti un numero più alto e privilegiato di collegi tale da condizionare i rapporti di forza interni nel nuovo parlamento. Mentre in primavera, completata la campagna acquisti già avviata fra leghisti e azzurri, Giorgia Meloni potrebbe imporre più candidati nei collegi più favorevoli e ottenere la maggioranza dei seggi parlamentari del centrodestra. L’insidia maggiore è quella di subentrare ad un governo che ha incardinato le riforme non rinviabili per il Pnrr. Riforme che se rimesse in discussione rischiano di far perdere i finanziamenti europei. Difficile si prospetta anche la convivenza con Matteo Salvini che reclama il Ministero dell’Interno nell’eventuale esecutivo di centrodestra presieduto dalla leader di Fratelli d’Italia. Cosi come problematica si potrebbe prospettare la scelta dei ministri di Forza Italia, che Berlusconi intenderebbe cambiare rispetto agli attuali. Fra i nomi per i vari ministeri che circolerebbero ad Arcore figurerebbero fra gli altri quelli di Licia Ronzulli, Antonio Tajani e Francesco Paolo Sisto.

Silvio BerlusconiMario Draghi e l'anatomia della crisi peggiore

Ricatapultato sulla scena politica dai colpi di coda grillini il fondatore di Forza Italia è combattuto: da una parte, ovvero per l’andamento dell’economia e della messa in sicurezza del Paese che riguardano anche le sue aziende, è pronto a continuare ad appoggiare Draghi, dall’altra non può fare a meno di seguire la scia del centrodestra in caso di elezioni anticipate perché rischierebbe di perdere altri parlamentari pronti a passare con Lega e Fratelli d’Italia in cambio di un seggio sicuro. Berlusconi è del resto consapevole che tanto Salvini che Giorgia Meloni puntano ad assorbire Forza Italia e cercherà di temporeggiare fino alla scadenza della legislatura.Mario Draghi e l'anatomia della crisi peggiore

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