
Maria Attanasio con “La Rosa Inversa (Sellerio), proposto da Ottavia Piccolo, che intreccia memoria storica e invenzione narrativa che percorre il Settecento, in Sicilia e non solo, tra rivoluzioni, Illuminismo, massoneria e Restaurazione;
Teresa Ciabatti con “Donnaregina” (Mondadori), proposto da Roberto Saviano, storia di un superboss accusato di rapina a mano armata, associazione a delinquere, associazione mafiosa e 182 omicidi tra commessi e commissionati;
Michele Mari con “I convitati di pietra” (Einaudi), proposto da Vittorio Lingiardi, racconto di un patto di sangue tra compagni di classe, che anno dopo anno, va avanti con un’immaginaria roulette russa, tra rancori sopiti, amori nascosti e tentativi di omicidio;

Bianca Pitzorno con “La sonnambula” (Bompiani), proposto da Roberta Mazzanti, storia di una donna iperdotata che raccoglie biglietti, suppliche e destini altrui, rispondendo con profezie e trance;
Christian Raimo con “L’invenzione del colore” (La nave di Teseo), proposto da Luciana Castellina, storia di un padre riapparso solo nei sogni e un figlio deciso a riscoprire quella figura e il mistero che la circonda;
Elena Rui con “Vedove di Camus” (L’orma), proposto da Lisa Ginzburg, che indaga le vite e le voci di queste quattro figure femminili di fronte all’ineluttabilità della disgrazia;
Nadeesha Uyangoda con “Acqua sporca” (Einaudi), proposto da Gaia Manzini, che si muove tra saggio e memoir per approfondire il rapporto tra corpo e pratica sportiva, ponendo domande per ragionare sui “corpi razzializzati nello sport”;
