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Retroscena senza risposta di una trattativa accertata che non avrebbe avuto rilevanza penale

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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Antonio Borgia

Ho letteralmente “divorato” il libro Statomafia-La guerra dei trent’anni di Stefano Baudino ed Heiner Koenig con le vignette di Ellekappa nonchè la prefazione di Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia, esponenti di primo piano della Procura della Repubblica di Palermo che cercò di fare luce su tante vicende della nostra storia recente.

Retroscena senza risposta di una trattativa che ci fu ma senza rilevanza penale
Giancarlo Caselli Antonio Ingroia

Gli autori ripercorrono, collegando e approfondendo, in sintonia con le tesi sostenute negli ultimi decenni da quella magistratura requirente, diversi fatti e processi svolti al fine di evidenziare diffuse incongruenze nella narrazione o nelle sentenze giudiziarie che non sono riuscite a chiarire i tanti dubbi da sempre esistenti nei rapporti fra mafia e politica o fra pezzi dello Stato e i capi corleonesi di cosa nostra.

In verità, il testo non contiene particolari novità rispetto a quanto finora già noto agli addetti ai lavori ma ha il pregio di sviluppare ed arricchire un convincente riepilogo della storia dei misteri ultratrentennali che ancora oggi sono oggetto di feroci polemiche da parte di schieramenti contrapposti, confezionando un’apprezzabile veste di analitica ricostruzione, come ad esempio quella del famoso rapporto “mafia-appalti” del Ros dei Carabinieri. Retroscena senza risposta di una trattativa che ci fu ma senza rilevanza penale

In tale contesto, risulta efficace la segnalazione, a differenza di quanto sostenuto nel tempo, delle corrette frasi pronunciate da Agnese Borsellino, il 23 marzo 1995, al processo per la strage di via D’Amelio circa il contenuto della telefonata ricevuta dal marito, la mattina della tragica domenica 19 luglio 1992, da parte dell’allora Procuratore Pietro Giammanco (pagine 30-31).

In molti hanno sempre sostenuto che la vedova del valoroso magistrato avesse confermato che Giammanco informò Borsellino circa la delega ad occuparsi delle indagini sul citato rapporto del Ros, così avvalorando la teoria che tale inchiesta fosse alla base dell’accelerazione dell’attentato di via D’Amelio.

Nel libro, invece, si ricorda che la signora Agnese riferì che il colloquio in esame concerneva la delega per i processi di mafia riguardanti Palermo, ribaltando una diffusa opinione e aprendo pesanti crepe nella versione di chi ha sempre cercato di ricondurre la strage alla sola matrice corleonese.

Naturalmente non poteva mancare la ricostruzione delle più importanti inchieste avviate nell’era palermitana di Caselli, con l’interessante genesi del pool di magistrati, giuridicamente inventato dapprima a Torino, dal capo dell’Ufficio Istruzione Mario Carassi, e poi “esportato” a Palermo con ottimi risultati.

Retroscena senza risposta di una trattativa che ci fu ma senza rilevanza penale
Mario Mori   Antonio Subranni   Giuseppe De Donno

Sempre e purtroppo interessante, poi, ripercorrere le vicende concernenti l’irrituale operato del Ros di Antonio Subranni, Mario Mori e di Giuseppe De Donno, ( tutti comunque assolti definitivamente dalla Cassazione) ripreso e stigmatizzato in diverse sentenze, sia per la famosa “trattativa” sia per i mancati arresti di Bernardo Provenzano e Nitto Santapaola, non dimenticando l’incredibile vicenda dell’infiltrato Luigi Ilardo.

In sintesi, un libro ben fatto, scorrevole, efficace nella trattazione e persuasivo nella complessiva ricostruzione dei fatti; gradevole per chi già conosce quanto accaduto e illuminante per chi, soprattutto se giovane, inizia ad approfondire i tanti aspetti opachi del rapporto fra Stato e mafia. Retroscena senza risposta di una trattativa che ci fu ma senza rilevanza penale

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Antonio Borgia
Antonio Borgia
Generale in pensione della Guardia di Finanza, ha prestato servizio in Sicilia dal 1979 al 1996, nel pieno della guerra di mafia e delle stragi di cosa nostra. Ha collaborato con diversi magistrati a Trapani e Palermo quali Dino Petralia, Ottavio Sferlazza, Carlo Palermo ed i Pm della DDA di Palermo allora guidata dal Procuratore Giancarlo Caselli, in particolare Alfonso Sabella. Attualmente é editorialista della Gazzetta di Asti.
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