Trasporti: i due grandi tabù italiani
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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

*by Marco Ponti
Sono due i grandi tabù italiani del settore trasporti. Il primo trova una clamorosa conferma nel recentissimo libro di un noto studioso del sistema automotive, Francesco Zirpoli, dal titolo “Autodistruzione”.
L’autore svolge un’articolata e documentata analisi sulla crisi del settore, specie in Europa e conclude sull’opportunità di superare il “modello automobilistico”.
Pur essendo un professore ordinario di economia, e usando strumenti dell’analisi economica, sembra ignorare totalmente che una parte rilevante del costo d’uso dell’automobile è quella fiscale. Al punto che le tasse sul settore, stando alle principali fonti internazionali (quali OCSE e FMI), ripagano la collettività dei costi ambientali che generano.
Cioè “internalizzano i costi esterni”. Ed è questa parola, “internalizzazione”, che è il primo grande tabù: non la sentirete quasi mai nominare dagli ambientalisti, pur essendo un concetto che riveste una rilevanza assoluta per le politiche ambientali: “Chi inquina paga”. Infatti, se questa condizione é verificata, politiche volte a ridurre l’impatto ambientale sono socialmente dannose in quanto comportano benefici inferiori ai costi (come, ad esempio, messo in luce dall’analisi costi-benefici della nuova linea ferroviaria Torino – Lione).
Il secondo tabù riguarda l’altrettanto recente pubblicazione del bilancio 2025 di FSI, il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane
Circa 18 miliardi di investimenti (un record!) e 17 miliardi di ricavi, altro record. Utili di ben 30 milioni, circa lo 0,2 per cento dei ricavi. Peccato che nessun commentatore noti che quegli investimenti sono quasi tutti soldi pubblici, e anche per i ricavi i soldi pubblici sono una parte dominante. E non viene mai posto il problema di utilizzi alternativi di queste risorse con benefici sociali più elevati.
Il Corriere della Sera deve però aver osservato che c’era un problema di trasparenza per quei conti, tanto da aver pubblicato una lettera di segnalazione di BRT, il trust non-profit che si occupa di ricerca economica nei trasporti.
Ma perché preoccuparsi di questi due tabù? L’indagine di BRT, ha messo in luce che gli italiani ignorano quasi totalmente i reali sussidi di cui gode FSI e, ancora di più, la tendenza evolutiva della qualità dell’aria che è considerata quasi da tutti in peggioramento nonostante che un rilevante miglioramento sia in atto da molti decenni.
Quindi i decisori politici nel settore dei trasporti che si preoccupano principalmente del loro consenso elettorale possono stare perfettamente tranquilli.
*Marco Ponti, docente emerito di economia applicata al Politecnico di Milano, autore di numerosi libri e pubblicazioni, considerato uno dei massimi studiosi del settore dei trasporti. È stato un esperto di due Piani Generali dei Trasporti, e del CIPE, per il settore autostradale ed aeroportuale. Già consigliere economico e consulente di diversi ministri dei trasporti, è stato inoltre consulente della Banca Mondiale, delle Ferrovie dello Stato, della Commissione Europea, dell’OCSE, di Federtrasporto e di Ansaldo Trasporti. Attualmente é responsabile di BRT, trust non-profit che si occupa di ricerca economica nei trasporti e fondatore di Bridges Research, un think-tank indipendente per promuovere la ricerca nell’ambito della politica dei trasporti.