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Washington Post: addio all’epopea del Watergate

Giornale che vai Elkann che trovi, potrebbero dire i molti che criticano la controversa vendita di Repubblica da parte dell’erede dell’Avvocato Agnelli di fronte allo stravolgimento del Washington Post, uno dei templi sacri del giornalismo mondiale, che sta compiendo l’editore Jeff Bezos.

Washington Post addio all’epopea del Watergate
Jeff Bezos

Solo che per il momento, al Washington Post sta andando molto peggio che a Repubblica. Nonostante sia uno dei super miliardari più ricchi del pianeta, protagonista di un matrimonio a Venezia costatogli quanto un kolossal di Hollyhood, per risparmiare sulla gestione del Washington Post, acquistato nel 2013, Bezos sta licenziando 300 degli 800 giornalisti ed eliminato la sezione sportiva, quella della critica letteraria e diverse redazioni estere. Il leggendario Post ridotto, insomma, a testata di piccolo cabotaggio.

Esordendo con la frase fra il cinico e l’ipocrita  della serie “Non possiamo essere tutto per tutti”, é toccato al Direttore, Matt Murray, annunciare i tagli definendoli “una mossa dolorosa ma necessaria per rafforzare la testata e resistere ai cambiamenti nella tecnologia e nelle abitudini degli utenti”. Washington Post addio all’epopea del Watergate

Contemporaneamente molti  redattori e componenti dello staff del quotidiano hanno iniziato a ricevere e-mail con la comunicazione che il loro ruolo era stato eliminato. A cominciare dai corrispondenti e i redattori del Medio Oriente, tutti licenziati.

Mezzo secolo fa, la copertura dello scandalo  Watergate da parte del Post, guidata dagli intrepidi giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein, é entrata nella storia.

La sezione Style, sotto la guida di Ben Bradlee, Direttore di lunga data, ha ospitato alcuni dei migliori articoli di approfondimento del Paese.

Il Book World del Post, un punto di riferimento per recensioni di libri, notizie letterarie e interviste ad autori, era una sezione del suo quotidiano domenicale.

“È una notizia semplicemente devastante per chiunque abbia a cuore il giornalismo in America e, di fatto, nel mondo”, ha affermato Margaret Sullivan, docente di giornalismo alla Columbia University ed ex editorialista del Washington Post e del New York Times.

Martin Baron, il primo direttore del Post sotto l’attuale proprietario, Jeff Bezos , ha condannato il suo ex editore e ha definito quanto accaduto al giornale “un caso di studio di distruzione del marchio quasi istantanea e autoinflitta”.

Mentre la presidente emerita della Camera Nancy Pelosi ha affermato che “Una stampa libera non può adempiere alla sua missione se viene privata delle risorse. E quando le redazioni sono indebolite, la nostra Repubblica è indebolita”.

Nei commenti della stampa americana viene sottolineato che il Washington Post ha cominciato a perdere abbonati e lettori a causa delle decisioni prese da Bezos, come il divieto di pubblicare l’ endorsement contro Trump e a favore della candidata democratica Kamala Harris, durante le elezioni presidenziali del 2024, e l’orientamento più conservatore e filo Trump sulle pagine di opinione liberale.Washington Post addio all’epopea del Watergate

Una crisi in pratica autogenerata, come dimostra il crescente successo dello storico concorrente New York Times, che ha prosperato in gran parte grazie agli investimenti e alle nuove iniziative editoriali. Tanto da aver raddoppiato il suo personale negli ultimi dieci anni.

Anche il New York Times ha chiuso la sua sezione sportiva, ma ne ha sostituito la copertura acquistando The Athletic e incorporandone i contenuti nel sito web del Times.

Rabbia e tristezza si sono diffuse nel mondo del giornalismo. “Il Post é sopravvissuto per quasi 150 anni, evolvendosi da quotidiano di famiglia a un’istituzione nazionale indispensabile e un pilastro del sistema democratico”, ha scritto Ashley Parker, già  autorevole firma  del Post, in un saggio su The Atlantic. Ma se la dirigenza del giornale continua sulla sua strada attuale, “potrebbe non sopravvivere ancora a lungo”.

Una morte annunciata che viene interpretata come un evidente  sintomo della necrosi trumpiana della democrazia.Washington Post addio all’epopea del Watergate

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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