Politica focalizzata sul Quirinale. Come per lo scioglimento dei ghiacciai, affiorano le strategie e le tattiche per l’imminente, cruciale, transizione istituzionale che determinerà gli assetti della maggioranza di governo.
La lezione civile di coerenza costituzionale dell’ultimo perentorio no del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alle ipotesi strumentali e non di un secondo mandato, spiazza molti esponenti politici ed espone in controluce la frammentazione dei gruppi parlamentari. Il sassolino nella scarpa rotolato dal Colle sta investendo come una valanga le ambizioni sotto traccia, mimetizzate all’interno dei partiti.
Effetto che tuttavia rafforza le posizioni di Mario Draghi e di Silvio Berlusconi che, anche se con diversa caratura e spessore, emergono ancora più nettamente fra il novero dei candidati al Colle.

Il Premier è unanimemente considerato a livello nazionale e soprattutto internazionale l’erede naturale e il continuatore dell’esemplare settennato di Mattarella e, a meno di una spaccatura verticale del Parlamento e ad una frantumazione dei gruppi parlamentari, potrebbe essere eletto al primo scrutinio.
Il fondatore e leader di Forza Italia ha davanti a se la prospettiva di cimentarsi in una battaglia politica esistenziale. Sulla candidatura di Berlusconi stanno sviluppandosi strategie e scenari che riguardano non solo il centrodestra e il confronto fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ma anche l’intero quadro politico.



