Orikhiv, Tokmak e Marinka le prime città riconquistate dalle forze ucraine. Battles rage, battaglie di rabbia scrivono gli inviati inglesi e americani che assieme ai giornalisti europei seguono la controffensiva di Kiev.
La grande differenza, sottolineano i media internazionali é che i soldati ucraini combattono per la sopravvivenza del loro paese e delle loro famiglie, i russi per Putin.
Le devastazioni provocate dal genocidio ambientale dell’attentato alla diga Kakhovka ha moltiplicato la furia dei combattenti ucraini che stanno impegnando le truppe di Mosca nelle regioni sud-orientali.
“La controffensiva si svilupperà per settimane e probabilmente mesi” ha precisato al New York Times Michael Kofman, direttore della sezione russa del National Security Analysis, un istituto di ricerca di Arlington, negli Stati Uniti. Le forze ucraine hanno “probabilmente fatto buoni progressi” e “sono penetrate nella prima linea di difesa russa” tuttavia, in alcune aree “i progressi ucraini sono stati più lenti” spiega più dettagliatamente sul The Guardian il Ministero della Difesa inglese. Mentre un alto funzionario dell’intelligence americana ha rivelato al Washington Post che per ora l’Ucraina sta calibrando l’uso delle sue forze, in attesa di sferrare l’attacco decisivo.
Nonostante l’impetuoso vento della riscossa di Kiev, l’intelligence occidentale teme che la distruzione della diga Kakhovka e l’eco disastro deliberatamente provocato dai russi, sia soltanto la premessa dell’ulteriore e infinitamente più catastrofico sabotaggio della centrale atomica di Zaporizhzhia. I servizi di sicurezza occidentali dispongono di prove concrete che suffragano i timori di un incubo nucleare. Nelle intercettazioni di alti ufficiali russi viene infatti detto chiaramente che, oltre ad essere stati gli autori della distruzione della diga, i reparti speciali di Mosca intendono sabotare il raffreddamento dei reattori nucleari di Zaporizhzhia in modo che “tutto esploda come a Chernobyl”.
Il timore è che l’obiettivo possa essere quello di provocare un finto incidente atomico con la conseguente contaminazione di una vasta area dell’Ucraina del sud dove é appena iniziata la controffensiva.

E’ la sindrome Koreana temuta dalla Nato: uno stallo perenne che lascerebbe le regioni occupate nelle mani di Mosca. L’ estesa ricaduta di radioattività imporrebbe difatti l’interruzione del conflitto per consentire l’afflusso dei soccorsi internazionali per le popolazioni colpite e per gli stessi reparti avanzati dell’armata russa, che per due volte verrebbero cinicamente sacrificati. La prima con l’inondazione che ha travolto anche le postazioni delle truppe di Mosca sulla riva sinistra del fiume Dnipro e la seconda con la strage silenziosa ma implacabile provocata dalle radiazioni atomiche. Un’apocalisse che sconvolgerebbe per decenni l’Europa centrale e che stravolgerebbe l’intera umanità.

Ad averne sentore, oltre che timore, é insospettabilmente la leader ambientale Greta Thunberg che ha accusato la Russia di ”ecocidio” per l’attacco alla diga di Kakhovka. “ E’ un’altra atrocità che lascia il mondo senza parole. I nostri occhi sono ancora una volta puntati sulla Russia, che deve essere ritenuta responsabile dei suoi crimini”, ha scritto Thunberg su Twitter.
La Casa Bianca sta “osservando ansiosamente” gli sviluppi dell’offensiva ucraina scrivono i media americani. Un’ansia riferita ai report top secret dell’intelligence, ma ufficialmente attribuita alle direttamente proporzionali prospettive di successo di Biden nella campagna per le presidenziali del 2024.



