Cappello perennemente calzato in testa ha contribuito al successo del jazz fusion e dello smooth jazz. Oltre alla tromba aveva scelto uno strumento inusuale per un ragazzino esordiente: il flicorno.

Ma in 60 anni di carriera Chuck Mangione ne ha fatto la sua voce e la voce di struggenti melodie jazz. Il leggendario jazzista si è spento nella sua casa dello stato di New York, dove aveva vissuto tutta la vita.
Nato a Rochester il 29 novembre del 1940, Charles Frank Mangione era figlio di immigrati siciliani: la madre, di cognome Bellavia, era originaria di Serradifalco, il padre era nato a Naro.
Proprio il padre lo aveva iniziato al jazz: era lui ad accompagnare il piccolo Chuck e il fratello Gap alle matinée domenicali nei jazz club di New York, ad ascoltare Miles Davis o Sarah Vaughan.
Dopo essersi diplomato alla prestigiosa Eastman School of Music, aveva iniziato la sua carriera negli anni ’60 con il fratello Gap, diventato un altrettanto celebre pianista, nel gruppo The Jazz Brothers, insieme a grandi quali Ron Carter e Sal Nisticò.
Al grande successo internazionale era arrivato nel 1977, con “Feels So Good”, diventato un classico del jazz. E poi nel 1980, quando aveva eseguito ‘Give It All You Got’ alla cerimonia di chiusura delle olimpiadi invernali di New York. Nel luglio 1988, nel corso di una tournée in Sicilia, venne a trovare i parenti a Serradifalco incontrando i cugini delle famiglie Bellavia, Minnella, Cellura, che gli organizzarono una grande festa in una villa di campagna.
Fama e successo di Chuck Mangione iniziano a decollare negli anni Settanta, quando assieme a George Benson, Grover Washington, ed Earl Klugh, cominciò a produrre delle nuove sonorità che vennero incluse nell’ambito del jazz rock poi definito nella sua accezione piú colta e ricercata fusion e, in quella in cui si collocano i musicisti citati e Chuck, smooth jazz, una sorta di pop strumentale più diretto e semplice, eseguito da strumentisti che nelle fasi iniziali delle loro carriere avevano suonato jazz.
Trombettista, flicornista e compositore jazz, pubblicò oltre 30 album nel corso della sua carriera, scrivendo personalmente tutti i brani. Nell’ambito delle 13 nomination, vinse il suo primo Grammy nel 1977 con l’album Bellavia, dedicato a sua madre.





