Ai narcos fanno il solletico le battaglie navali e i blitz contro il pur spregevole dictador venezuelano Nicolàs Maduro ed il Presidente della Colombia Gustavo Pedro accusato da Donald Trump di essere la foglia di fico, anzi di coca, dei narcotrafficanti.

Dalla cocaina all’eroina alle droghe sintetiche, il traffico internazionale di stupefacenti ha un fatturato annuo stimato per difetto in trilioni di dollari, ovvero svariati miliardi di miliardi di dollari. Un business stratosferico, inimmaginabile, cogestito in occidente dalla ‘ndrangheta, dai narcos colombiani e dai cartelli messicani e nel sud est asiatico dai signori dell’oppio, in grado di assorbire e di scansare corrompendo e uccidendo ogni tipo di offensiva investigativa, giudiziaria, legislativa e perfino militare.
Per sradicarlo occorrerebbe un’occupazione militare permanente di interi stati, con l’assoluta certezza di innescare altrettanti Vietnam.

La gravissima emergenza sociale e socio sanitaria provocata in tutti i paesi occidentali, in particolare negli Stati Uniti ed in Europa dove le droghe hanno innescato una esponenziale tragica catena di conseguenze, impone tuttavia di prendere in considerazione e attuare interventi e iniziative in grado di scatenare una vera e propria guerra al narcotraffico mondiale. Una guerra di definitiva liberazione del Pianeta dal male assoluto e letale delle droghe e dei narcotrafficanti.
Ma a parte le enormi difficoltà dell’impatto finanziario per recidere i canali mondiali del riciclaggio di narcodollari, che si avvalgono di infinite capacità corruttive, come debellare un nemico impersonale, che non combatte frontalmente e tanto ramificato in America Latina, Messico, Afghanistan e nel triangolo d’oro delle coltivazioni del papavero d’oppio al confine fra il Myanmar (l’ex Birmania), il Laos e la Thailandia ? 
L’unica soluzione tattica e strategica, che prosciugherebbe gli introiti e farebbe venire allo scoperto gli inside laudering, i segreti del riciclaggio, é intanto quella della distruzione radicale di tutte le piantagioni di coca e dei papaveri da oppio, con capillari bombardamenti a tappeto mirati, annunciati in largo anticipo alle popolazioni per farle allontanare in tempo, utilizzando i più sofisticati diserbanti chimici e nei casi di maggiore estensione e difficile intervento con l’uso di micro atomiche tattiche o bombe ai neutroni.
Senza la materia base delle foglie da coca, dell’oppio e della morfina sarebbe infinitamente più facile, per una serie di motivazioni investigative, strumentali, logistiche e ambientali, individuare con il monitoraggio satellitare i laboratori chimici delle droghe sintetiche.

Anche quelli in attività in Cina, che verrebbero segnalate alle autorità al Governo di Pechino al quale preme molto di più mantenere rapporti commerciali fiduciari con Usa ed Europa piuttosto che subire sanzioni a causa dei criminali che producono le micidiali pasticche di fentanyl che stanno avvelenando il mondo.

Il bombardamento di diserbanti sulle piantagioni di coca in America latina é stato già attuato a cavallo fra gli anni ’90 e il 2000, ma in maniera non estensiva, saltuaria e contraddittoria, mentre sarebbe del tutto inedito in Afghanistan dove intere regioni sono coltivate a papaveri da oppio, e nel sud est asiatico dove l’oppio vanta tradizioni culturali e complicità governative a tutti i livelli.

Distruzioni di tutte le piantagioni di coca e di oppio con diserbanti e micro atomiche tattiche difficili da attuare? Sì, molto difficili, ma oggettivamente le uniche possibili per vincere permanentemente la guerra contro i narcotrafficanti e non per tamponare la situazione solo per qualche anno.
Una guerra non contro i campesinos, gli afghani e le popolazioni del triangolo d’oro, che dovrebbero essere lautamente indennizzate, assistite e avviate a nuove innocue coltivazioni, ma esclusivamente un conflitto lampo contro i narcotrafficanti.


