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Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

A 50 anni dal misterioso delitto che continua a interrogare l’Italia, The Guardian pubblica una scrupolosa disamina esistenziale di Pier Paolo Pasolini con un articolo, che sintetizziamo, esempio di encomiabile distacco e obiettività e che evidenzia tutto il profondo valore e l’attualità del grande artista.Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

by Olivia Laing*

Alcune morti sono così suggestive da diventare emblematiche di un soggetto, la lente ingannevole attraverso cui un’intera vita viene letta per sempre.

In questa modalità interpretativa stranamente totalitaria, Virginia Woolf cammina sempre verso l’Ouse, il fiume in cui si è annegata.

Allo stesso modo, l’intera opera di Pier Paolo Pasolini è influenzata dall’apparente fatto che sia stato assassinato da un ragazzo di strada, il coronamento di una vita inesorabilmente ad alto rischio.

Ma se fosse stata proprio questa l’intenzione, la malvagia astuzia con cui era stato progettato il suo assassinio?

Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista
Pier Paolo Pasolini

E se, anziché il martirio immediato di una pallottola in testa, Pasolini fosse stato ucciso in modo tale da far sembrare che avesse cercato la propria distruzione, una giusta punizione, almeno agli occhi dei conservatori, per le palesi perversioni di cui erano permeate la sua arte e la sua vita?

Inoltre: e se questo omicidio, tanto reputazionale quanto reale, fosse stato concepito per soffocare – contaminare, confondere – gli avvertimenti che aveva lanciato con crescente ferocia negli ultimi anni della sua breve vita?

“Lo so” era il ritornello centrale di un famoso saggio pubblicato un anno prima della sua morte sul Corriere della Sera, il principale quotidiano italiano.

Ciò che Pasolini sapeva, e su cui si rifiutò di tacere, era la natura del potere e della corruzione durante i brutali anni Settanta in Italia; i cosiddetti “Anni di piombo”, così chiamati per un’epidemia di omicidi e attacchi terroristici da parte sia dell’estrema sinistra che dell’estrema destra.

Ciò che sapeva, in breve, era che il fascismo non era finito e che la destra avrebbe metastatizzato, tornando in una nuova forma per rivendicare il potere su una popolazione stordita dalle volgari lusinghe del capitalismo. Pasolini si sbagliava nelle sue previsioni? Credo che tutti conosciamo la risposta. Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

Pasolini nacque a Bologna nel 1922, l’anno in cui Mussolini divenne dittatore, da una famiglia di militari. Trascorse un periodo formativo nella città natale della madre, Casarsa, nella remota regione rurale del Friuli, dopo che suo padre fu arrestato per debiti di gioco.

La frattura tra i suoi genitori si aggravò con l’inizio della Seconda guerra mondiale. Susanna la madre era un’insegnante amante della letteratura e dell’arte, mentre Carlo Alberto il padre un ufficiale dell’esercito e un fascista dichiarato, che avrebbe trascorso gran parte della guerra in Kenya, in un campo di prigionia inglese.

Pasolini studiò letteratura all’Università di Bologna, ma quando i bombardamenti resero la città troppo pericolosa, si ritirò con la madre e il fratello minore, Guido, in Friuli.

Era ossessionato dalla bellezza della regione e dal suo dialetto puro e arcaico, la sua lingua madre, parlato dai contadini e quasi sconosciuto alla letteratura.Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

Nel 1942 pubblicò il suo primo volume di poesie, Poesie a Casarsa, scritto in dialetto. Ma durante i caotici anni di combattimenti che seguirono l’armistizio italiano, nemmeno il Friuli fu al sicuro.

Guido si unì alla resistenza e fu giustiziato sulle colline da un gruppo rivale di partigiani, una tragedia che legò ancora più strettamente Susanna e il suo adorato figlio sopravvissuto.

Truffatori butterati e ladruncoli, spesso omofobi, solitamente eterosessuali: erano questi i ragazzi che metteva al centro della sua vita e del suo lavoro.

Parte del fascino del Friuli era erotico. Fu qui che Pasolini scoprì la sua sessualità, la sua attrazione magnetica per i contadini e i ragazzi di strada.

Questo lo portò presto a scontrarsi con l’autorità. Alla fine degli anni ’40 fu accusato di corruzione di minori a causa di un presunto atto sessuale con tre adolescenti. Sebbene in seguito fosse stato assolto, lo scandalo spinse lui e Susanna a trasferirsi di nuovo, questa volta a Roma.Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

Si ritrovarono direttamente nella città ribollente di Ladri di biciclette: una Roma in rovina, i suoi bassifondi popolati da un nuovo proletariato urbano, in fuga dalle privazioni del sud rurale. Pasolini trovò lavoro come insegnante e si immerse in un altro linguaggio segreto, il Romanaccio, il dialetto di strada parlato dai giovani selvaggi con cui fece amicizia.

Ragazzi di vita, li chiamò nel romanzo del 1955 che gli fece guadagnare la reputazione: i ragazzi della vita. Truffatori butterati e ladruncoli, magri e amorali, spesso omofobi, quasi sempre eterosessuali. Furono questi ragazzi che pose al centro dei suoi libri, dei suoi film, delle sue poesie e della sua vita.

Nelle fotografie di questo periodo si può intravedere Pasolini, una figura esile e slanciata con le gambe arcuate, un impermeabile sopra l’elegante abito, i capelli scuri tirati indietro che lasciano intravedere un viso intenso e dagli zigomi pronunciati. Un osservatore, un artista motivato, un appassionato calciatore.

Trovò la sua strada a Cinecittà, gli studi cinematografici romani, come sceneggiatore. Assistette Fellini ne Le notti di Cabiria, e poi si mise in proprio, scrivendo e dirigendo Accattone, un racconto neorealista del 1961 su un pappone, interpretato da un ragazzo di strada realmente esistito, Franco Citti, e la sua vita disgraziata in una baraccopoli romana.

Artisti meno noti avrebbero potuto sfruttare quel filone per anni, ma Pasolini rivelò presto l’eccezionale profondità e idiosincrasia del suo talento.

Realizzò film esplicitamente politici come Porcile e Teorema, animati dal suo odio per la borghesia compiacente.

Raccontò la vita di Cristo nel Vangelo secondo Matteo e si dedicò anche a storie classiche, creando adattamenti crudi e viscerali di Edipo Re e Medea, con Maria Callas, così come I racconti di Canterbury di Chaucer, Il Decamerone di Boccaccio e Le mille e una notte nella Trilogia della vita.Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

Non c’è niente in tutto il cinema come questi film, che sono osceni e poetici, visivamente sublimi e fortemente investiti nel regno delle idee.

Molti di essi hanno come protagonista il grande amore e compagno di lunga data di Pasolini, Ninetto Davoli, un naif calabrese dall’andatura dinoccolata e dal sorriso contagioso.

La tendenza di Pasolini a usare attori dilettanti conferisce ai suoi film uno strano, instabile realismo, come se un dipinto rinascimentale avesse preso vita.

A cinquant’anni era già famoso in tutto il mondo, una figura controversa, costantemente sotto attacco. Era candidato al premio Nobel per la letteratura, ma era stato anche sottoposto a 33 processi per accuse inventate, tra cui vilipendio alla religione e, il più strano di tutti, tentata rapina; la sua arma era una pistola nera caricata con un proiettile dorato. Pasolini non possedeva nemmeno una pistola.

La sua arte non fu mai dottrinaria, ma sempre politica. Si era iscritto al Partito Comunista in gioventù, e ne fu rapidamente espulso per la sua palese omosessualità.

Fu spesso criticato sia dalla sinistra che dalla destra, ma pur essendo una spina nel fianco per tutti, rimase fedele al comunismo e alla sinistra radicale. Negli anni Settanta, divenne eccezionalmente esplicito su questioni politiche, utilizzando i saggi del Corriere per discutere di industrializzazione, corruzione, violenza, sesso e futuro dell’Italia. Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

Nel più famoso, pubblicato nel novembre 1974 e noto in Italia come Io so ,  nel quale Pasolini affermava di conoscere i nomi dei soggetti coinvolti in “una serie di colpi di Stato istituiti per la conservazione del potere”, tra cui i fatali attentati di Milano e Brescia.

Durante questi Anni di Piombo, l’estrema destra adottò la cosiddetta “strategia della tensione” per diffamare la sinistra e spostare il Paese su basi più autoritarie.

Pasolini riteneva che tra i responsabili ci fossero figure del governo, dei servizi segreti e della Chiesa. Faceva riferimento a un romanzo che stava scrivendo, Petrolio, in cui intendeva mettere a nudo queste corruzioni.

“Credo sia improbabile che il mio ‘romanzo in corso’ possa essere sbagliato, cioè che possa essere scollegato dalla realtà, e che i suoi riferimenti a persone e fatti reali possano essere inaccurati”, aggiunse.

L’ultimo film è il più cupo. Nessun film horror in tutti gli anni successivi si è avvicinato a Salò (1975), nessun torture porn smembrato si avvicina alla sua gelida perfezione formale o al suo angosciato intento morale.

Una versione delle 120 giornate di Sodoma di De Sade trasposta nella campagna italiana degli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale, é una terrificante maschera sul fascismo e la sottomissione, una descrizione di entrambe le facce della medaglia totalitaria.

Come gli scritti di De Sade, parla di potere, non di piacere: chi lo possiede e chi distrugge. È un capolavoro apocalittico che rimane insopportabile da guardare; ” fuori dalla riserva, proscritto”, come ha osservato lo scrittore e critico Gary Indiana in un saggio cinematografico che ne esaltava la capacità ancora radioattiva di ferire lo spettatore.

Ho ambientato il mio nuovo romanzo, Il libro d’argento, attorno alla realizzazione di Salò. Volevo immaginare Pasolini al lavoro, con un maglione attillato di Missoni e occhiali scuri, che correva da una scena all’altra con la macchina da presa Arriflex leggermente appoggiata alla spalla, supervisionando la preparazione degli escrementi con biscotti sbriciolati e cioccolato per la famigerata scena della mangia merda. Non intimidiva i suoi collaboratori, come faceva Fellini. Era amato e ammirato, ma anche solo, isolato. La crociera compulsiva, notte dopo notte: in una poesia intitolata Solitudine si chiedeva se fosse semplicemente un modo per stare da soli.Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

Ninetto si era sposato due anni prima e la perdita lo aveva gettato nella disperazione più totale, uno stato d’animo che si riversava impotente nel film. Aveva pubblicamente rinnegato la sua gioiosa ed erotica Trilogia della Vita.

Ora il sesso equivaleva a morte e dolore. Quanto all’utopia, non rimaneva alcuna possibilità. Eppure, quando un intervistatore gli chiese a chi fosse destinato Salò, rispose con tutta serietà: a tutti. Credeva ancora che l’arte potesse compiere il suo controincantesimo, potesse scuotere il popolo. Non aveva perso la speranza.

Una delle teorie sulla morte di Pasolini é che sia stato attirato a Ostia per recuperare alcune bobine di Salò rubate qualche mese prima. Ho ripreso questa storia nel mio romanzo, ma ho deciso di non descrivere direttamente l’omicidio di Pasolini, in cui fu picchiato, con l’inguine frantumato, l’orecchio quasi reciso, prima di essere investito dalla sua stessa Alfa Romeo argentata, che gli fece scoppiare il cuore.

Il ragazzo che scontò una condanna decennale per il suo omicidio aveva addosso alcune minuscole macchie di sangue e nessuna ferita, sebbene apparentemente avesse picchiato a morte un uomo.

Un’altra frase di Io so  suggerisce quindi cosa probabilmente accadde: “Conosco i nomi delle persone cupe e importanti che si nascondono dietro i giovani tragici che scelsero le atrocità suicide fasciste o i criminali comuni, siciliani e non, che si offrirono come assassini e assassini”.

Pasolini vide cosa stava per accadere. Come gli artisti più rari, aveva il dono della seconda vista, che è un altro modo di dire che prestava attenzione, che osservava e ascoltava e sapeva interpretare i segnali.Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

Nel suo ultimo pomeriggio, fu intervistato per caso da La Stampa. Pochi giorni dopo la sua morte, le sue ultime parole registrate furono pubblicate in un numero esaurito, una profezia dall’oltretomba.

Raccontò di come la vita quotidiana fosse distorta dal desiderio di possedere, perché a tutti veniva insegnato che “volere qualcosa è una virtù”.

Affermava che ciò influenzava ogni aspetto della società, sebbene i poveri potessero usare un piede di porco per ottenere il bottino, mentre i ricchi facevano affidamento sulla borsa. Riferendosi alle sue incursioni notturne nel mondo oscuro di Roma, disse di essere disceso agli inferi e di aver riportato la verità.

Qual è la verità, chiese il giornalista. L’evidenza, disse Pasolini, di “un’educazione condivisa, obbligatoria e sbagliata che ci spinge a possedere tutto a qualsiasi prezzo”. Descrisse tutti come vittime, pensando senza dubbio a Salò, dove vittime e carnefici sono intrappolati in una danza terribile.

E descrisse tutti come colpevoli, per la loro disponibilità a ignorare i costi a favore del proprio lucroso guadagno privato. Non si trattava di colpe individuali o di attori buoni e cattivi, aggiunse. Era un sistema totalizzante, anche se a differenza di Salò c’era una via di fuga, per spezzare l’incantesimo sinistro e seducente.Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

Come sempre, il suo linguaggio era più quello del poeta che del politico: denso di metafore, inquietante di avvertimenti. “Scendo all’inferno e scopro cose che non disturbano la pace degli altri”, ha detto. “Ma fate attenzione. L’inferno si sta innalzando verso il resto di voi”.

Proprio alla fine della conversazione, è come se si sentisse frustrato dai continui tentativi dell’intervistatore di fargli chiarire la sua posizione. “Tutti sanno che pago per le mie esperienze di persona”, dice. “Ma ci sono anche i miei libri e i miei film. Forse mi sbaglio, ma continuo a dire che siamo tutti in pericolo”.

Il giornalista chiede come pensa che lui, Pasolini, possa evitare questo pericolo. Sta facendo buio e non c’è luce accesa nella stanza dove stanno parlando. Pasolini dice che ci penserà tutta la notte e che risponderà la mattina dopo. Ma la mattina dopo è morto.

Penso che Pasolini avesse ragione, e sono certo che gli avvertimenti che continuava a lanciare siano stati il ​​motivo per cui è stato ucciso.

Vide il futuro in cui ci troviamo ora molto prima di chiunque altro. Vide che il capitalismo si sarebbe corroso nel fascismo, o che il fascismo si sarebbe infiltrato e avrebbe preso il sopravvento sul capitalismo, che ciò che appariva benigno e benefico avrebbe corrotto e distrutto le vecchie forme di vita.Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

Sapeva che l’accondiscendenza e la complicità erano letali. Lanciò l’allarme sui costi ecologici dell’industrializzazione. Previde come la televisione avrebbe trasformato la politica, sebbene fosse morto prima che Silvio Berlusconi salisse al potere. Non credo che l’ascesa di Trump, un politico formatosi sul modello di Berlusconi, lo avrebbe sorpreso molto.

Non era perfetto. Era contagiato dalla nostalgia per un’Italia rurale e contadina, il cui costo era volutamente cieco. Era contrario all’aborto e all’istruzione di massa; si schierò dalla parte della polizia francese contro gli studenti nel 1968.

La sua poesia può essere autoindulgente, i suoi dipinti sono brutti. Pagava per fare sesso con ragazzi in affitto che rimanevano della sua stessa età mentre cresceva, e d’altra parte li prendeva sul serio, li ascoltava, trovava loro lavoro, forniva una fonte costante di sostegno. Era un visionario e un artista di incrollabile convinzione morale. Non voleva tacere.

Il momento della sua morte fa sembrare che Salò sia stata la sua ultima, desolata dichiarazione d’amore, ma anche l’ultima sera, a cena, parlava del suo prossimo film. C’era altro lavoro da fare, inimmaginabile nella sua forma, senza precedenti nella sua forma. Mangiava bistecche, andava in crociera. Aveva fame. Era dalla parte della vita, sempre.Pasolini visto dagli inglesi col distacco e l’obiettività che merita un grande artista

Olivia Laing* scrittrice e giornalista britannica.

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