Più che le parole hanno contato gli sguardi e i sorrisi nei 45 minuti dell’incontro fra il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio e Papa Leone XIV.
Papa Leone XIV e Marco Rubio
A differenza della freddezza formale della Santa Sede che inizialmente non ha diffuso filmati sulla visita, ma solo tre foto, ed ha fatto riportare all’Osservatore Romano l’incontro con Rubio come un normale appuntamento dell’agenda papale, seguito dall’udienza alle Guardie Svizzere e dalla visita ad limina dei Vescovi del Burkina Faso e Niger, il faccia a faccia fra il primo Pontefice americano ed il cattolicissimo Segretario di Stato Usa é stato “molto più positivo e costruttivo di quanto si potesse prevedere alla vigilia” lasciano trapelare nelle ovattate stanze vaticane.
Il colloquio, ha confermato il comunicato ufficiale del Dipartimento di Stato, ha evidenziato “la solidità delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Santa Sede, nonché il loro impegno comune a favore della pace e della dignità umana”.
Come fanno capire sorrisi e atteggiamenti, Papa Leone e Rubio si sono intanto intesi sulla base della reciproca sensibilità culturale latino americana risalente all’esperienza episcopale di Prevost in Perù e alle origini cubane del Segretario di Stato dell’Amministrazione Trump.
Un’intesa andata diplomaticamente oltre, pur partendo dal punto fermo della missione salvificatrice della Chiesa Universale, ribadita con filiale pragmaticità agostiniana dal 267° Vescovo di Roma che con un ampio sorriso e una battuta in slang americano, della serie lasciamo perdere, avrebbe replicato alle giustificazioni, definite motivazioni da Rubio, riguardanti i ripetuti inqualificabili attacchi e le accuse al tempo stesso ridicole e infondate rivolte da Trump a Papa Leone XIV.

Lo snodo del colloquio é stata la speranza espressa dal Pontefice del raggiungimento di un accordo di pace fra Stati Uniti e Iran. Situazione negoziale illustrata da Rubio, che ha fatto riferimento anche ai rischi determinati dal pericolo che l’ostinato piano nucleare dell’Iran potesse sfuggire di mano.
Una sottolineatura per la quale Rubio ha scelto una ad una parole che non potessero mettere in imbarazzo il Papa e, guardandolo negli occhi, gli avrebbe fatto capire la delicatezza del suo ruolo al cospetto della Santa Sede e di Trump, al quale dovrà poi riferire.
Non meno impegnativi per Rubio sono stati anche gli altri tre quarti d’ora di colloquio con l’omologo Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Pietro Parolin, col quale dopo una panoramica complessiva della situazione, ha cercato di individuare le modalità di un inedito codice comportamento diplomatico per cercare di ammortizzare nei limiti del possibile le imprevedibili intemerate del Presidente Trump.




