HomeMafiaSecretsL’Onu commemora Falcone col primo rapporto sulla criminalità globale

L’Onu commemora Falcone col primo rapporto sulla criminalità globale

Per Giovanni Falcone l’autonomia e l’indipendenza della magistratura trovano la loro vera ragion d’essere solo se connesse all’efficienza della giustizia.

Un concetto espresso e sottolineato più volte dal magistrato, in particolare l’8 maggio del 1992 all’Istituto Gonzaga di Palermo, 15 giorni prima della strage mafiosa di Capaci, della quale sabato sarà ricordato il 34esimo anniversario con molteplici manifestazioni promosse dall’Anm, dalla società civile e dal Museo del Presente della Fondazione Falcone.

Commemorazioni che oltre alle testimonianze, ai ricordi e alla ineluttabile retorica, quest’anno avranno un inedito baricentro d’efficienza operativa, che sarebbe piaciuta moltissimo a Giovanni Falcone: il primo rapporto globale delle Nazioni Unite sul crimine organizzato trasnazionale. Falcone commemorato con l'esempio dell'efficienza del primo rapporto anticrimine dell'Onu

“La criminalità organizzata é responsabile a livello globale di circa 95.000 omicidi ogni anno, un numero paragonabile alle vittime dei conflitti armati nel mondo. A differenza delle guerre, però, gran parte della sofferenza causata dal crimine organizzato rimane poco visibile e spesso sottovalutata” afferma Giovanni Gallo, Capo Sezione Criminalità Organizzata e Traffico Illecito a Vienna delle Nazioni Unite, che illustrerà a Palermo il primo rapporto dell’Onu sul crimine internazionale, scaturito dalla Convenzione di Palermo del dicembre 2000.

Dottore Gallo quali i punti essenziali del rapporto delle Nazioni Unite che delinea il quadro complessivo delle mafie e della criminalità globale e rappresenta un archivio parlante e operativo a supporto delle forze dell’ordine di tutti i paesi ?

Il traffico di droga continua a essere una delle attività più redditizie, generando ogni anno centinaia di miliardi di dollari. Parallelamente, i sistemi di riciclaggio del denaro sono diventati più sofisticati grazie all’uso di criptovalute, reti finanziarie informali e professionisti specializzati. Tuttavia, la criminalità organizzata è ancora e sempre attiva anche in molti altri settori illegali, tra cui traffico di esseri umani, armi, prodotti contraffatti, rifiuti e traffico di risorse naturali.

I reati ambientali in particolare sono in forte crescita. Tra questi rientrano il traffico di fauna selvatica, il disboscamento illegale, i reati nel settore della pesca, il traffico illecito di minerali e lo smaltimento illegale dei rifiuti. A differenza del traffico di droga, alcune attività legate alle risorse naturali possono apparire legali in determinate fasi della filiera, facilitando l’infiltrazione nei mercati regolari.

La violenza resta una caratteristica importante della criminalità organizzata, ma non sempre la presenza di gruppi criminali comporta un aumento degli omicidi. In alcuni casi, gruppi dominanti impongono regole e controllano i territori riducendo i conflitti aperti. In Italia questo fenomeno è stato definito pax mafiosa, mentre in America Latina si parla di pax narcotica: situazioni in cui il controllo criminale contribuisce temporaneamente a contenere la violenza visibile.

Falcone commemorato con l'esempio dell'efficienza del primo rapporto anticrimine dell'Onu
Giovanni Gallo

Che incidenza ha l’Italia nell’ambito della radiografia Onu delle mafie ?

L’Italia occupa un ruolo centrale nel contesto delle Nazioni Unite per quanto riguarda la risposta alla criminalità organizzata transnazionale, sia sul piano storico sia nello sviluppo delle moderne strategie di contrasto. Il Paese é infatti riconosciuto come un attore pionieristico nella definizione di strumenti giuridici, investigativi e giudiziari per il contrasto alle mafie, molti dei quali hanno successivamente contribuito a orientare standard e approcci a livello internazionale. Un momento fondamentale in questo percorso risale alla prima sessione della Commissione ONU sulla Prevenzione del Crimine e la Giustizia Penale, nell’aprile del 1992, quando Giovanni Falcone, allora capo della delegazione italiana, contribuì in modo decisivo al dibattito internazionale introducendo concetti innovativi come la specializzazione della magistratura nella lotta antimafia, la cooperazione giudiziaria internazionale e l’importanza di colpire i patrimoni criminali oltre che le singole organizzazioni. Molti di questi principi sono poi confluiti negli standard internazionali promossi dalle Nazioni Unite in questi decenni. Allo stesso tempo, il rapporto evidenzia come l’Italia continui a confrontarsi con una presenza radicata delle organizzazioni mafiose, soprattutto in alcune aree del Mezzogiorno, dove il controllo del territorio viene ancora esercitato attraverso intimidazione, minacce e violenza. In particolare, l’estorsione ai danni delle attività economiche locali rimane una delle principali fonti di potere e controllo criminale. Secondo i dati richiamati dal rapporto, nella prima metà del 2023 in Italia sono stati registrati circa 5.500 casi di estorsione e circa 3.500 episodi di danneggiamenti e incendi riconducibili alla criminalità organizzata, insieme a numerosi casi di intimidazione, violenza e attacchi contro imprenditori. L’esperienza italiana viene quindi osservata a livello internazionale sotto una duplice prospettiva: da un lato come modello avanzato di contrasto alle mafie, dall’altro come esempio concreto della capacità delle organizzazioni criminali di adattarsi nel tempo, mantenendo forme di controllo economico e sociale anche in contesti altamente sviluppati.

Falcone commemorato con l'esempio dell'efficienza del primo rapporto anticrimine dell'Onu
Giovanni Falcone

Più cosa nostra o ‘ndrangheta ?

Il rapporto evidenzia differenze importanti tra cosa nostra e ‘ndrangheta, soprattutto nel modo in cui esercitano il controllo del territorio e si infiltrano nell’economia legale. Per quanto riguarda cosa nostra, il rapporto richiama casi investigativi in Sicilia legati al settore delle energie rinnovabili, dove esponenti mafiosi avrebbero favorito accordi illeciti tra imprese private e funzionari pubblici corrotti. In particolare, l’organizzazione cerca costantemente di influenzare appalti e autorizzazioni legati alla costruzione di parchi eolici, intervenendo anche in attività come movimento terra, fornitura di cemento e gestione delle gare pubbliche, con l’obiettivo di intercettare fondi pubblici destinati alla transizione energetica. Per la ’ndrangheta, invece, il rapporto sottolinea soprattutto la capacità di controllo economico e logistico del territorio. In Calabria, i clan risultano attivi nell’infiltrazione di appalti pubblici in settori come gestione dei rifiuti, catering, centri di accoglienza per migranti e perfino interferendo nelle assunzioni all’interno delle amministrazioni locali. Questo tipo di influenza continua a compromettere il funzionamento e l’integrità della governance locale. La differenza principale evidenziata dal rapporto riguarda però il modello operativo. Cosa Nostra viene descritta soprattutto in relazione alla corruzione e alla manipolazione di investimenti strategici, mentre la ’Ndrangheta emerge come un’organizzazione fortemente radicata sul territorio e integrata nei traffici internazionali, in particolare nel narcotraffico. Il porto di Gioia Tauro viene indicato come il principale punto di ingresso della cocaina in Italia, con traffici originati in America Latina saldamente controllati dalla ’ndrangheta. Il rapporto osserva inoltre che la ’ndrangheta mantiene ancora oggi una struttura molto tradizionale e familiare nei territori di origine, esercitando un forte controllo territoriale ma limitando l’uso della violenza visibile. I clan tendono infatti a mantenere coordinamento e comunicazione reciproca per evitare conflitti interni e attirare meno attenzione da parte delle autorità. Secondo il rapporto, questo spiegherebbe perché l’area attorno a Gioia Tauro, pur essendo uno dei principali hub europei del traffico di cocaina, registri livelli relativamente bassi di violenza mafiosa rispetto ad altri grandi punti di ingresso della droga nel Nord Europa. Sulla base delle analisi condotte, emerge con chiarezza come la ’Ndrangheta rappresenti oggi la principale organizzazione mafiosa italiana per capacità di proiezione internazionale, radicamento territoriale e pervasività nelle economie illecite e nei mercati legali.Falcone commemorato con l'esempio dell'efficienza del primo rapporto anticrimine dell'Onu

Criteri valutazione e di ricerca per il tracciamento delle attività criminali ?

Il rapporto si basa su un’ampia raccolta di dati tematici condotta nell’ambito delle attività analitiche delle Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga ed il Crimine sulle principali manifestazioni della criminalità organizzata transnazionale, tra cui narcotraffico, tratta di esseri umani, traffico di migranti, traffico di armi da fuoco, reati ambientali, cybercrime, flussi finanziari illeciti, omicidi e altre manifestazioni criminali emergenti. L’analisi quantitativa è stata integrata con una varietà di casi studio raccolti in diverse regioni del mondo, selezionati per rappresentare dinamiche criminali, modelli operativi e trend emergenti particolarmente significativi. I casi studio sono stati sviluppati anche attraverso consultazioni con esperti dell’United Nations Office on Drugs and Crime, UNODC, presenti nei vari Paesi, autorità nazionali competenti, forze di polizia, magistrati e specialisti ONU con conoscenze tematiche nei diversi ambiti della criminalità organizzata. Questo approccio multidisciplinare e comparativo ha consentito di combinare dati statistici, evidenze operative ed esperienza sul campo, rafforzando la solidità dell’analisi. I casi studio e le consultazioni istituzionali hanno inoltre permesso di convalidare e confermare le valutazioni elaborate dagli esperti coinvolti nella redazione del rapporto, offrendo una lettura il più possibile aderente alle evoluzioni concrete del fenomeno criminale a livello globale. Falcone commemorato con l'esempio dell'efficienza del primo rapporto anticrimine dell'Onu

Concreta utilizzazione del rapporto anticrimine delle nazioni unite da parte delle forze dell’ordine dei singoli Stati ?

Il rapporto é utile perché offre alle autorità nazionali una visione globale e aggiornata dell’evoluzione del fenomeno criminale organizzato, consentendo di comprendere meglio trend emergenti, nuove minacce e modalità operative sempre più transnazionali e tecnologiche. Attraverso dati comparativi e analisi strategiche, gli Stati possono anticipare fenomeni che potrebbero non essere ancora pienamente presenti a livello nazionale, come l’uso dell’intelligenza artificiale da parte dei gruppi criminali, le frodi online su larga scala, i cyberattacchi o il riciclaggio tramite criptovalute.

Allo stesso tempo, il rapporto fornisce indicazioni concrete per rafforzare le capacità operative di forze di polizia, magistratura e autorità investigative, suggerendo formazione specialistica, strumenti di digital forensics e tecniche investigative avanzate. Le raccomandazioni contenute nel rapporto possono inoltre supportare l’aggiornamento delle normative nazionali rispetto alle nuove forme di criminalità legate alle tecnologie digitali.

Il rapporto evidenzia inoltre l’importanza della cooperazione internazionale, dello scambio rapido di informazioni e delle indagini congiunte per contrastare gruppi criminali che operano oltre i confini nazionali. In questo contesto, viene sottolineato anche il ruolo fondamentale della collaborazione tra settore pubblico e privato, soprattutto nel contrasto ai reati digitali e ai flussi finanziari illeciti.

Particolare attenzione viene dedicata al tema dei profitti criminali, indicando come il rafforzamento delle misure antiriciclaggio, dei sequestri, delle confische e del tracciamento degli asset digitali rappresenti uno degli strumenti più efficaci per indebolire le organizzazioni criminali.

Infine, il rapporto mostra come il contrasto alla criminalità organizzata non possa limitarsi alla sola repressione penale, ma richieda interventi integrati nelle comunità più vulnerabili, combinando sicurezza, sviluppo socioeconomico e prevenzione. Le analisi sul legame crescente tra criminalità organizzata, instabilità e conflitti aiutano inoltre gli Stati a prepararsi meglio ai rischi di destabilizzazione, rafforzando il controllo delle frontiere e la capacità di risposta nelle aree fragili.

Il rapporto, frutto di un’analisi scientifica di dati e tendenze, va integrato con le informazioni derivanti dal Meccanismo di Revisione dell’Applicazione della Convenzione e dei Protocolli, entrato in funzione nel 2020. Tale Meccanismo costituisce uno strumento indispensabile non solo per monitorare, ma anche per garantire la corretta ed effettiva attuazione degli strumenti normativi, affinché il loro potenziale si traduca concretamente nella lotta contro il crimine organizzato transnazionale. L’UNODC continua a sensibilizzare i governi affinché mantengano alta l’attenzione sulla partecipazione al Meccanismo, considerandolo una delle principali priorità politiche e strategiche nella lotta al crimine organizzato. Ad oggi, due Paesi (Estonia e Israele) hanno completato il processo di revisione, mentre una ventina sono prossimi alla conclusione.Falcone commemorato con l'esempio dell'efficienza del primo rapporto anticrimine dell'Onu

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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