Gli Stati Uniti per Israele? Strettissimi alleati da spiare e tentare di manipolare. Tanto che il Pentagono ed i vertici dell’intelligence, rivela il New York Times, hanno definito quella israeliana come una minaccia crescente ed innalzato al massimo il livello di allerta del controspionaggio.
“Israele e Usa sanno da tempo, e tollerano, che l’uno spia l’altro -scrive il NYT – ma l’intensificarsi degli sforzi israeliani per conoscere le posizioni degli Stati Uniti nei colloqui con l’Iran ha oltrepassato il limite”. L’allarme é scattato quando l’intelligence americana ha constatato la massima intensificazione degli sforzi da parte dello spionaggio israeliano per intercettare le conversazioni di alti funzionari americani, tra cui Steve Witkoff, il principale negoziatore del presidente Trump, Elbridge Colby, il più alto funzionario politico del Pentagono, ed altri massimi dirigenti della difesa, impegnati nelle trattative con l’Iran.
In un rapporto, la Defense Counterintelligence and Security Agency descrive vari tentativi da parte di Israele di spiare il personale militare e i funzionari governativi americani e specifica che gli episodi di spionaggio hanno iniziato ad aumentare a cominciare dalla fine del 2024, quando l’amministrazione Biden ha fatto pressioni su Israele affinché frenasse gli attacchi a Gaza, e sono proseguiti nel 2025, mentre l’amministrazione Trump valutava le opzioni per attaccare l’Iran.
In particolare vengono citati episodi risalenti al 2021, quando alcuni ufficiali dell’intelligence militare israeliana sono stati sorpresi a piazzare dispositivi di intercettazione presso il quartier generale della DIA, l’Agenzia Internazionale di Intelligence statunitense.
Episodi via via ripetutisi ai quali si è aggiunta l’anno scorso la scoperta che lo Shin Bet, l’agenzia di intelligence interna israeliana, aveva tentato di installare un dispositivo di intercettazione su veicoli dei Servizi Segreti.
Il New York Times denuncia tuttavia come l’ostinazione degli alti funzionari dell’amministrazione nominati, da Trump, a viaggiare su aerei privati, a condurre affari di sicurezza nazionale attraverso i propri telefoni personali ed a rifiutare l’assistenza delle ambasciate statunitensi all’estero, li abbia resi bersagli particolarmente vulnerabili per i servizi segreti sia degli alleati che degli avversari.





