Offensiva su larga scala contro l’Iran senza escludere un’operazione terrestre: il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ne ha discusso col Consiglio per la sicurezza nazionale riunito nella Situation Room della Casa Bianca.
Donald Trump nell’intervista televisiva
In una intervista a Fox News, alla domanda sull’eventualità di un’ invasione terrestre, Trump ha risposto: “No, non direi di no se la ritenessi appropriata. A volte è necessaria una campagna di terra, ma abbiamo altre persone che la farebbero per noi”, ed ha proseguito affermando che il Pentagono sta monitorando il sito sotterraneo di Kuh-e Kolang Gaz La, noto anche come “Monte del Piccone”, all’interno del quale l’intelligence ritiene venga proseguito lo sviluppo del programma nucleare iraniano.
Costruito segretamente sotto centinaia di metri delle montagne di granito il gigantesco sito é invulnerabile, scrive il New York Times, alle bombe da 30.000 libbre, note come Massive Ordnance Penetrator, utilizzate per bombardare nel giugno dell’anno scorso gli impianti atomici sotterranei di Fordow, Natanz e Esfahan.
I piani esaminati prevedono intanto l’aumento esponenziale dei bombardamenti e l’ampliamento del perimetro degli attacchi nell’area dello Stretto di Hormuz. Secondo fonti citate dal sito d’informazione “Axios”, l’obiettivo sarebbe quello di aumentare la pressione su Teheran affinché riapra lo stretto e accetti la completa dismissione del suo programma nucleare.
Oltre all’ennesima notte di bombardamenti contro sistemi di difesa aerea, radar, postazioni missilistiche e siti di lancio di droni, gli Usa hanno ripristinato il blocco navale dei porti iraniani.
Nell’intervista a “Fox News”, Trump ha annunciato inoltre che nei prossimi giorni gli attacchi si intensificheranno e ha minacciato di colpire centrali elettriche e ponti iraniani se Teheran non tornerà al tavolo dei negoziati.
Rendering dell’eventuale sbarco di Marines sulle coste iraniane
“Gli attacchi contro l’Iran continueranno finché io non dirò basta” ha risposto Trump nell’’intervista televisiva. “Il regime islamico -ha aggiunto – é come un grande pugile. Pensi di averlo battuto, e poi, all’improvviso, lui si riprende e ti sferra un colpo. Hanno ancora un po’ di grinta, ma non molta”.
A parte le interviste soliloquio su Fox News, i continui cambi di strategie e i repentini stop and go della Casa Bianca vengono aspramente criticati dalla stampa americana.
“Le preoccupazioni per le elezioni di medio termine e l’aumento dei prezzi del petrolio frenano Trump, mentre Teheran scommette di poter resistere al doloroso blocco navale”, scrive il Wall Street Journal.
Mentre per il Financial Times: “Il ritorno alla guerra con l’Iran non offre una chiara via alla vittoria. La scommessa sulla ripresa delle ostilità fa temere che il conflitto possa oscurare il secondo mandato del Presidente.”
Ancora più dura la critica del New York Times, secondo il quale: “Il Presidente che ha fatto dell’ostentazione del suo potere sulla scena mondiale un tratto distintivo del suo secondo mandato, ha trovato nell’Iran un avversario che finora non si è piegato alla sua volontà e un conflitto geopolitico che non può essere vinto con insulti e minacce sui social media. Il memorandum d’intesa che ha negoziato con Teheran il mese scorso per fermare i combattimenti si è rivelato un memorandum di malintesi, e ora Trump sembra non avere una chiara strategia né militare né diplomatica.”