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Consumatori sempre più pessimisti selezionano la spesa

Il clima economico pesa e gli italiani non si limitano più a riorganizzare il carrello, ma lo presidiano.

È quanto emerge dal 2026 Consumer Sentiment Survey di Boston Consulting Group (Bcg), che ha rilevato le abitudini e le aspettative di circa 1.800 consumatori in Italia, nell’ambito di un’indagine più ampia condotta ad aprile 2026 su oltre 20.000 consumatori in 11 Paesi europei.Consumatori sempre più pessimisti selezionano la spesa

Il quadro é quello di un consumatore assediato dagli aumenti dei prezzi e sotto pressione su più fronti.

I prezzi dell’energia restano la preoccupazione principale per il 73% degli italiani, con un incremento di 11 punti percentuali rispetto al 2025, seguito dalla crescita e tensioni geopolitiche, in aumento di ben 13 punti.

Il 61% si dice pessimista sulla situazione economica del Paese, un dato stabile se comparato all’anno precedente, ma che si accompagna a un deterioramento delle aspettative personali: nei prossimi sei mesi, l’80% degli intervistati prevede un ulteriore aumento dei prezzi di beni e servizi, mentre reddito netto, risparmi e spesa discrezionale sono tutti attesi in calo.Consumatori sempre più pessimisti selezionano la spesa

Il quadro di fondo rimane lo stesso: incertezza e inflazione continuano a essere avvertite e l’economia non è ancora in fase di ripresa. È del tutto normale, quindi, che la spesa continui a concentrarsi sull’essenziale e a comprimere il superfluo.

Gli italiani non stanno reagendo in modo irrazionale, anzi, stanno applicando una logica precisa, categoria per categoria.

La priorità per il settore é capire queste logiche prima ancora di costruire un’offerta.

L’orientamento si legge chiaramente nei dati di spesa. Tra le 12 categorie merceologiche analizzate, solo alimentari e cura degli animali mostrano un saldo netto positivo nei prossimi sei mesi.

Tutte le altre sono in contrazione, con le flessioni più marcate in snack confezionati, bevande, moda e arredamento.

A guidare queste contrazioni sono sia prezzi, sia la riduzione dei volumi acquistati, un segnale che la razionalizzazione non è solo percettiva, ma concreta.

A confermare l’orientamento difensivo del consumatore italiano, il dato sulla propensione al risparmio: se dispone di un reddito aggiuntivo del 10-15%, il 40% degli intervistati lo destinerebbe al risparmio, collocando l’Italia al primo posto nella classifica europea per questa indirizzata.Consumatori sempre più pessimisti selezionano la spesa

Viaggi e ristoranti seguono a distanza, mentre quasi tutte le altre categorie di consumo rimangono fuori dalla lista delle priorità.

La sensibilità al prezzo si traduce in comportamenti d’acquisto sempre più attivi. Fino al 78% delle decisioni d’acquisto degli italiani é guidato dagli sconti, a seconda della categoria merceologica: il drugstore fino al 68%, gli elettrodomestici il 73%, la cura della casa il 75% e per la moda fino al 78%.

Tra il 47% e il 74% degli intervistati si dichiara disponibile a cambiare marca in presenza di un’offerta più conveniente. E’ una percentuale che supera la media europea in quasi tutti i segmenti.

Ma il prezzo basso da solo non è sufficiente: il rapporto qualità-prezzo resta il primo criterio d’acquisto in tutti i settori, seguito dalla disponibilità del prodotto e dalla familiarità con il brand.

Cresce soprattutto il numero dei consumatori attenti alle garanzie a tutela degli acquirenti e che sono pronti a rivolgersi alle autorità e alle associazioni dei consumatori per denunciare abusi, truffe e mancato rispetto delle norme.Consumatori sempre più pessimisti selezionano la spesa

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