Il clamoroso furto al MuMe di Messina avrebbe potuto provocare una perdita ancora più grave per il patrimonio artistico della città. Due delle sei opere di Antonello da Messina prese di mira dai ladri sono state infatti recuperate dopo essere state abbandonate sul muretto esterno del museo, lungo viale della Libertà nella città dello Stretto.
MuMe della Città dello Stretto
A dare l’allarme sono stati alcuni passanti che hanno notato le due tavole e avvertito le forze dell’ordine. Si tratta di due delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio, mentre resta da ricostruire la sorte delle altre quattro opere sottratte, compresa la preziosa tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, estratta da una teca blindata.
I ladri sono penetrati nel museo da una porta secondaria. A compiere il furto sarebbero state tre persone con il volto coperto, che potrebbero essere state disturbate o impaurite durante l’azione. Sul posto sono intervenute le forze di polizia e gli specialisti della Scientifica, impegnati nei rilievi per ricostruire la dinamica dell’effrazione e risalire agli autori.
Come riportato nel sito del museo Accascina, il Polittico di San Gregorio, detto anche del Rosario, fu commissionato ad Antonello da Messina da Fabria Cirino, Badessa del monastero di Santa Maria extra moenia. Era originariamente composto da sei tavole raffiguranti al centro La Madonna in trono col Bambino e angeli reggicorona, detta del Rosario, così come identificata dal simbolo iconografico, il Rosario, che poggia in basso sul gradino; ai lati i Santi Gregorio e Benedetto; nel registro superiore l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata. La tavola centrale, che probabilmente raffigurava il Cristo morto sorretto dagli Angeli, é andata perduta.
L’intera composizione, la solennità del racconto, unita a evocazioni della cultura fiamminga, fanno di quest’opera una dei massimi capolavori della cultura rinascimentale. La tavoletta bifronte é datata 1465 -1470.
L’opera fu attribuita ad Antonello da Messina, il pittore che unì la luce fiamminga alla forma italiana, nel 2003 e venduta dalla casa d’aste Christie’s in quell’anno alla Regione Sicilia, proveniente dalla collezione di Wilhelm Soldan nella quale si trovava dal 1930. Per le sue piccole dimensioni appare evidente la sua destinazione originaria al culto privato che utilizzava le effigi sacre per le proprie orazioni.