C’è un giudice a Washington, ma é in minoranza. Ketanji Brown Jackson, una dei nove componenti della Supreme Court statunitense ha definito un incubo kafkiano la decisione presa a maggioranza dai suoi colleghi che autorizza l’amministrazione Trump ad attuare l’ordine esecutivo del Presidente col quale vengono create le “liste di cittadinanza” ed il servizio postale viene incaricato di valutare chi possa ricevere la scheda elettorale per effettuare il voto corrispondenza.

Nominata nel 1922 dal Presidente Biden e ritenuta un’esponente progressista della Corte Suprema, Ketanji Brown Jackson ha accusato i colleghi di aver introdotto il “caos” nelle elezioni di midterm che si svolgeranno a novembre.
In un’opinione dissenziente di 23 pagine, la giudice ha sostenuto che la decisione non fosse affatto controversa e ha accusato la maggioranza della Corte di aver adottato un approccio del tipo prendimi se ci riesci, imponendo agli Stati di attendere che il servizio postale inizi ad applicare le nuove regole prima di poterle contestare.
Richard Hasen, professore di diritto all’Università della California ha affermato che “quando saremo ancora più vicini alle elezioni e sarà impossibile per gli Stati conformarsi ad alcune delle regole che verranno emanate”.

Sul New York Times, la Procuratrice generale di New York, Letitia James, ha definito la sentenza una “dolorosa battuta d’arresto”, ma ha sottolineato che si tratta soltanto di una scelta provvisoria della Corte Suprema in attesa della decisione definitiva che sarà presa fra qualche settimana. “Il diritto di voto é sacro e nessuna amministrazione dovrebbe essere autorizzata a metterlo a repentaglio rendendo più difficile per gli elettori aventi diritto esercitare il proprio diritto di voto”, ha dichiarato Letitia James aggiungendo che “la battaglia è tutt’altro che finita. Stiamo valutando le nostre opzioni legali.”
Emanato il 31 marzo, l’ordine esecutivo di Trump prevede un ampio intervento del potere esecutivo nelle elezioni, nonostante la Costituzione attribuisca esplicitamente l’autorità elettorale agli Stati, con la supervisione del Congresso.
Dopo essersi scagliato più volte contro il voto per corrispondenza, il tycoon ha affermato che l’intervento era necessario per salvaguardare l’integrità delle elezioni.
Il decreto é stato subito contestato, oltre che da numerosi magistrati, da tutti gli Stati a guida democratica e anche da vari Governatori repubblicani, che hanno denunciato come esso privi del diritto di voto elettori aventi diritto e conferisca al Presidente poteri senza precedenti sulla gestione delle elezioni.
In particolare l’ordine esecutivo di Trump impone al Dipartimento per la Sicurezza Interna di compilare elenchi di cittadini statunitensi residenti in ogni stato che avessero almeno 18 anni entro il giorno delle elezioni. Inoltre prevede nuove norme per il Servizio Postale che impediscono ai portalettere di consegnare le schede elettorali di chiunque non compaia in elenchi di elettori autorizzati a votare per corrispondenza.
Per applicare le disposizioni presidenziali il Servizio Postale ha pubblicato un regolamento di 95 pagine che impone agli Stati di comunicare i nomi e gli indirizzi degli elettori che ricevono le schede elettorali per posta, come condizione per la consegna delle schede allo Stato.
“Le conseguenze di cambiamenti così radicali entrati in vigore a così breve distanza dalle elezioni autunnali sarebbero estreme”, hanno replicato i 23 Stati che hanno intentato causa per bloccare il decreto, sostenendo che il Presidente non ha l’autorità di imporre unilateralmente una modifica alle loro procedure elettorali, che sono regolate dai singoli ordinamenti e non dal governo federale.
Gli Stati che si oppongono al decreto di Trump denunciano come “a causa dell’alto rischio di errori e del poco tempo a disposizione per correggerli, molti dei milioni di elettori che si affidano al voto per corrispondenza, soprattutto i disabili e i residenti nelle zone rurali, si vedrebbero probabilmente negare la scheda elettorale e, di conseguenza, verrebbero privati del diritto di voto”.
L’insistenza con la quale Trump si ostina a voler manipolare le elezioni di midterm tradisce la sua smodata ambizione per il potere a lungo termine.

