Un ex molto ferrato, ma pur sempre un ex, é una delle tante battute che rimbalza nei commenti fra le toghe alla candidatura di Cosimo Ferri alle elezioni per il rinnovo del Csm del 26 e 26 ottobre.
Secondo il Fatto Quotidiano, il ritorno in campo di Ferri presentatosi nel secondo Collegio giudicanti di merito, é tutt’altro che velleitario ed isolato ma é elettoralmente strutturato e collegato ad almeno altre due candidature indipendenti.

Sono quelle del giudice della Corte d’appello di Bologna Anna Rita D’Onofrio nel collegio tre che comprende Marche Emilia Romagna, Sardegna, Abruzzo, Molise e Campania, e del giudice della Corte d’appello di Bari Vincenzo De Palma nel collegio 4 comprendente Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia.
Entrambe sarebbero candidature d’appoggio, che a fine settembre verrebbero ufficializzate come apparentate a quella di Ferri. La legge elettorale del Csm prevede infatti che i candidati possano apparentarsi, sommando i voti ricevuti anche in collegi diversi, per far eleggere il più votato ad uno dei 5 seggi attribuiti col metodo proporzionale.
Leader storico dell’Anm e della componente di Magistratura Indipendente, già Consigliere all’allora Palazzo dei Marescialli, Sottosegretario alla Giustizia nei Governi Letta, Renzi e Gentiloni, nonché parlamentare del Pd, Cosimo Ferri assieme alla rielezione nell’organo di autogoverno della magistratura punterebbe – scrive il Fatto Quotidiano – ad aggregare nuovamente le toghe di Mi, che esprime con Giuseppe Tango anche la Presidenza dell’Anm.
Eventualità nettamente esclusa dagli attuali vertici di Magistratura Indipendente, il Segretario Antonio D’Amato e il Presidente Giancarlo Dominijanni, che hanno chiesto e ottenuto l’espulsione dalla corrente dei giudici D’Onofrio e Depalma.
Un rifiuto del ritorno al passato sottolineato con una lettera agli iscritti di Mi firmata dai consiglieri uscenti del Csm Paola d’Ovidio, Eligio Paolini, Dario Scaletta, Maria Vittoria Marchianò, Maria Luisa Mazzola ed Edoardo Cilenti, con la sola eccezione di Bernadette Nicotra, nella quale si avverte che la frammentazione delle candidature rischia di fare perdere almeno un seggio alla componente.
Oltre ad una spaccatura generazionale, la ridiscesa in campo di Ferri comporta inevitabilmente, si sostiene negli ambienti nella magistratura, la riproposizione di una dolorosa stagione faticosamente archiviata, costata innumerevoli attacchi strumentali e che ha comunque eroso la credibilità e il prestigio dell’ordine giudiziario.


